Wednesday, December 23, 2009

Scelte etiche, combustibili, Shell.

Qualche giorno fa, parlando con un amico per l'ennesima volta di ciò che possiamo, vogliamo, dobbiamo fare nei confronti del mondo in cui viviamo, le nostre scelte etiche, le decisioni da NON prendere, dunque dei prodotti da non acquistare (boicottaggio) di aziende politically incorrect, scelte alimentari e quant'altro, esce fuori, alle solite, che se dovessimo/volessimo impegnarci davvero e fare TUTTE le nostre scelte in funzione di ciò praticamente non vivremmo!
Ne ho fatti e ne ho sentiti fare molto spesso di questi ragionamenti, tuttavia per me è sempre come la prima volta.
Non mi tiro indietro a spiegare le ragioni per le quali decido di usare o non usare, ossia comprare o non comprare un prodotto, mai; così come non rinuncio a spiegare le motivazioni che mi portano a mangiare o non mangiare qualcosa che i più considerano scontatamente cibo/alimento.
In fondo non ci vuole poi molto a capire che tra il FARE e in NON FARE ci passa un abisso, e che non sempre si è capaci di rinunciare a tutto, da un momento all'altro, in virtù di scelte eco-etico-compatibili.
Per cui dico che ben vengano tutte/i coloro che nel proprio piccolo si sentano, dunque si impegnano a non contribuire in maniera assolutamente inconsapevole a peggiorare, minuto per minuto, le condizioni dell'ambiente e degli esseri viventi circostanti; che ben venga anche la più piccola scelta fatta in questa direzione, sperando, ovviamente, che essa faccia da propellente a successive altre, possibilmente altrettanto coerenti.

L'utilizzo dell'autovettura (la cosiddetta macchina) è una delle scelte che molto più di tante altre prevede un'attenta ponderazione e ricerca (ma non troppa!) su chi ottiene (e come) e vende il carburante che è necessario acquistare per alimentarla.
Premettendo che chi voglia fare scelte che vadano nella direzione della sostenibilità per il pianeta e tutti gli esseri viventi che vi dimorano non dovrebbe affatto acquistare ed utilizzare autovetture con motore a scoppio, essendo realisti non è difficile capire che, così come la maggior parte delle altre, una scelta di questo tipo preveda di solito una gradualità, per tutte le motivazioni di ordine pratico ad essa relative.

Perquanto, dunque, esistano delle differenze a tutt'oggi, tra i carburanti opzionabili che offrono la possibilità di dire/fare qualcosa "di meglio", tuttavia pensare di scrollarsi di dosso, in maniera assoluta, la minima responsabilità al riguardo è semplicemente un'illusione, fino a che il carburante viene bruciato nell'aria; seppure il gpl sia da preferire a benzina e/o al gasolio per via dell'assenza di emissioni pressoché totale di sostanze quali lo zolfo, composti del piombo, idrocarburi aromatici, è anch'esso un sottoprodotto del petrolio (da cui prende il nome).
Di gran lunga diverso è il discorso per il metano (seppur venga considerato dai più alla stessa stregua del gpl) che però è anch'esso un carburante che alimenta un motore a scoppio, dunque che prevede combusione, con conseguente emissione di anidride carbonica e quant'altro.

Molto interessante (seppur appena "off-topic" rispetto a quello che si sta qui analizzando, ma comunque importante per poter fare le scelte più giuste) l'articolo su questo blog postato il 22 settembre 2009 in merito al disastro verso il quale il mercato del greggio ci sta portando e quest'altro sulla questione del Picco.

Tutto ciò premesso è chiaro che scegliere quanto più eticamente possibile un "marchio" di combustibile fossile è come scegliere la marca di sigarette meno nociva al nostro organismo.

Ad ogni modo, oltre alle scelte individuali ci sono anche questioni ben più gravi, nel senso che riguardano veri e propri abusi e sfruttamenti di ogni genere ad opera delle multinazionali del petrolio, vere e proprie colonizzatrici imperialiste senza scrupoli di terre e popolazioni (umane e non); fatti così evidentemente eclatanti che le vicende in cui è coinvolto il primo ministro italiano sembrano quasi barzellette al confronto!

Il caso di Shell e Agip in Nigeria è l'esempio più calzante (anche se non il solo, ovviamente).

Report ha dedicato alla faccenda una puntata, Amnesty International ha una campagna aperta e un dettagliato rapporto che mira a denunciare violazioni di diritti umani; così come possiamo trovare in rete articoli attenti e dettagliati in merito , sottolineando anche responsabilità dello stesso governo italiano e chi sollecita risposte urgenti.

Con mia grande sorpresa ieri scopro che nella mia casella di posta elettronica era presente un nuovo messaggio (che ho prontamente condiviso) inviatomi da una casella alias della Shell e scritta e firmata nientepopodimenoché dalla presunta responsabile delle relazioni internazionali della shell in Nigeria.
Chiaramente si tratta di una risposta secondo questi signori "doverosa" alla richiesta di Amnesty International, che la stessa Amnesty si sta preoccupando di inoltrare e far girare a tutti i propri soci/sostenitori.

Dunque, al contrario di quanto emerge dall'inchiesta di Report o da quella del Guardian o di Indymedia, tutte organizzazioni no-profit che fanno di queste battaglie l'unica ragione delle lore attività, da sempre, parrebbe invece che, grazie al ricorso delle azioni dei cosiddetti terroristi/pirati e ad entità astratte quali strakeholders (paragonati quasi ad associazioni umanitarie benefiche!), la Shell stessa si stia (adesso?) molto interessando allo sviluppo della Nigeria e sia molto attenta a tutti i problemi sociali ed ambientali del paese.

Viene ancora una volta da fare un parallelo con le gesta del furbetti e furbettini del quartiere e di città, che grazie al capitale accumulato in maniera illegale e immorale per anni, possono permettersi di non pagare il giusto prezzo per le proprie azioni, spendendo fortune in cause penali, studi legali e consulenti senza scrupoli che venderebbero le persone a loro più care piuttosto che far perdere cause ai propri assistiti.

Il nostro pensiero, inevitabilmente, va a KEN SARO-WIWA ed a tutti coloro che lottano quotidianamente per rivendicare i propri diritti, quelli degli esseri viventi e della terra in cui vivono e sono nati .

Monday, September 21, 2009

W la Cola..Opensource!

Il 22 Luglio 2009 é stata la giornata mondiale di boicottaggio della Coca-cola, probabilmente la bevanda analcolica più venduta al mondo, simbolo tra i più emblematici della cosiddetta globalizzazione (o sarebbe meglio dire del Capitalismo contemporaneo, dunque di tutti i tempi), tanto da essere stimato il più prezioso al mondo ; di tale portata é la sua preziosità nella attuale società capitalistica su tutto il pianeta che persino la bottiglia "tipica ha" il copyright (chissà se riusciranno a riservare i diritti pure ai rutti tipici scaturenti dalla sua ingestione).
Le tipiche acquisizioni di aziende ad opera della Coca-Cola Company in tutti i paesi del mondo sono tra le operazioni commerciali più imponenti e discutibili ( per qualcuno ) della storia.

In questo articolo non si vuole insistere ne far minimamente menzione ai danni, veri e/o presunti, derivanti dall'ingestione della Coca-cola (anche se esistono in merito notizie così "particolarmente curiose" (ma che per fortuna c'é chi si preoccupa di approfondirle ) che difficilmente non viene spontaneo fermarsi 1 minuto a riflettere prima di farne un sorso) non é certamente molto più nociva di altre migliaia di prodotti alimentari (e non solo), condannabili (dunque boicottabili) sia per come vengono prodotti sia per ciò che contengono ; ma ce ne sarebbero di molti altri.
Qualcuno ha addirittura fatto anche un dettagliato rapporto su quello che succede quando la bevi..e qualcun altro ha provato a farla in casa, non propriamente con estrema facilità!
La cosa molto più importante quando si parla di Coca-Cola o di marchi di questa portata é il comportamento eticamente corretto o meno (di solito meno!) che viena adottato; e di solito le conseguenze delle azioni legali intraprese dei loro confronti sono la cartina tornasole, il parametro assolutamente non trascurabile a tal scopo.

Un pò di storia.

La "Coca-Cola" fu inventata dal farmacista statunitense John Stith Pemberton l'8 maggio 1886 ad Atlanta, inizialmente come rimedio per il mal di testa. Il primo nome che venne dato alla bevanda fu "Pemberton's French Wine Coca". Quella di Pemberton era una variazione del cosiddetto "vino di coca" (o Vin Mariani), una miscela di vino e foglie di coca che aveva avuto largo successo in Europa quando era stata creata dal farmacista còrso Angelo Mariani. All'alcol venne sostituito un estratto delle noci di cola, una pianta tropicale reputata non dannosa per la salute. Dall'uso combinato dei due ingredienti principali, la coca e la cola, la bibita acquisì il nome attuale. Quando anche la coca venne bandita (dalla pianta si estrae infatti la cocaina), venne scartato l'alcaloide dagli estratti dalle foglie di coca, mentre la cola (in noci) continuò a essere utilizzata come fonte di caffeina.

N la scoperta, Pemberton accumulò forti debiti e per appena 550 dollari vendette formula e diritti della Coca-Cola ad Asa Candler, uomo d'affari che aveva intuito il potenziale della bevanda e compreso l'importanza della pubblicità per diffonderla e per sbaragliare la concorrenza.

Dopo la quotazione in borsa dell'azienda nel 1919, la Coca-Cola iniziò la sua diffusione mondiale negli anni venti, trasformandosi in un 'business' di grandi dimensioni, gestito dalla The Coca-Cola Company con sede a New York, e che comprende ulteriori bibite (meglio note col nome di bevande gassate) quali la Fanta, la Sprite e altre (gruppo Coca-Cola Company.)

Nel 1927 la Coca-Cola viene importata anche in Italia. Nel 1960 comparve la prima Coca-Cola in lattina, mentre nel 1980 anche quella in bottiglia PET.

La bibita è disponibile nella maggioranza dei luoghi di ristorazione del mondo, ed è la bevanda per eccellenza nei fast-food, soprattutto grazie alla politica che prevede l'abbattimento pauroso del prezzo finale di vendita, grazie all'eliminazione di ciò che i "signori" della Coca-Cola chiamano "spese non necessarie".

Il marchio è stato più volte indicato da numerose ricerche come il più conosciuto al mondo. La maggior rivale della Coca-Cola è la Pepsi, ma ne esistono moltissime imitazioni.

La Coca-Cola vanta diversi luoghi legati interamente al marchio, tra i quali un museo ad Atlanta, sede della compagnia, e alcuni negozi di merchandising, i World of Coca-Cola di New York e Las Vegas.

Le foglie della qualità Eritroxylum novogranatense, coltivate legalmente in Perù, sono poi esportate in New Jersey, dove la Stephan Chemical Company, sotto l'egida della DEA, l'ente antinarcotici statunitense, provvede a ottenere l'estratto aromatico decocainizzato, la cui produzione è interamente acquistata dalla The Coca-Cola Company; si tratterebbe dell'aroma denominato "7X" (o anche merchandise #7, ossia "aroma numero 7"), su cui l'azienda ha sempre mantenuto il più stretto riserbo. Comunque sia, la ricetta completa (e neanche la ricetta in parte) della Coca-Cola non è mai stata rivelata in modo ufficiale. È sicuramente cambiata più volte nel tempo, per allinearsi alle legislazioni nazionali dei vari paesi in cui viene prodotta e/o commercializzata; la formula viene quindi modificata in base al progresso di società e cultura, non esente da operazioni di cost saving, a partire dagli anni novanta.
Queste sono le notizie "ufficiali" che quasi tutti conoscono ma ce ne sono di altre, meno conosciute, come al solito, secondo le quali la Coca-Cola Company potrebbe addirittura essere considerata alla stregua di uno dei peggiori narcotrafficanti del pianeta.

Insomma, fin qui (accuse di narcotraffico a parte!) sembra la storia di una delle tante imprese che hanno fatto un gran fortuna; il problema é che la parola fortuna significa "tanto tanto denaro (dunque potere)" e per farlo come l'ha fatto la Coca-Cola, c'é, necessariamente, soprattutto all'interno del mercato "regolato" (qualcuno preferisce il termine "frenato") dalle grandi lobbies, bisogno di ricorrere ai "soliti" escamotages non troppo difficli da immaginare.
Inutile dilungarsi a spiegare dettagliatamente tutti (o quasi) i motivi per cui boicottare la Coca-Cola, visto che c'é chi l'ha già fatto molto più che adeguatamente, per cui prendiamo atto del lavoro svolto da centinaia di persone ogni giorno che hanno addirittura creato vere e proprie campagne di boicottaggio, motivate da documenti e fatti reali, che pur se alimentanti anche grazie ai concorrenti (che in realtà non esistono a tutt'oggi a quel livello) rimangono prove evidenti e non bypassabili per chi decide di perseguire scelte minimamente etiche, alla faccia di chi dice che i cambiamenti non devono o non possono provenire dal "basso"!
E oggi le scelte alternative ci sono eccome, noi ne abbiamo provate molte, acquistandole soprattutto nei negozi Equo&Solidale e la maggior parte sono risultate addirittura + gustose e dissetanti della cola + famosa e diffusa al mondo, soprattutto per il minor contenuto di zucchero (o di zucchero diverso); per quanto qualcuna sembra preferibile (eticamente) ma se si fa una piccola ricerca si scopre che non lo é, possiamo anche in questo caso scegliere...l'OpenSource!

Monday, September 14, 2009

L’IRONIA NEL SUO MIGLIOR STILE

Questa e-mail gira da qualche tempo sulla rete, la trovate in moltissimi blog e forum; decidiamo di pubblicarla anche noi, a prescindere dall'esistenza o meno del dottore (o sedicente tale) in questione.
Tutti i dati riportati sono corretti, su quelli possiamo e dobbiamo basarci.

“PANDEMIA DI LUCRO"

2000 persone contraggono l’influenza suina e ci si mette la mascherina… 25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo…

Che interessi economici si muovono dietro l’influenza suina?

Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria: i notiziari di questo non parlano… Nel mondo ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi. I notiziari di questo non parlano… Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno. I notiziari di questo non parlano…

Ma quando comparve la famosa influenza dei polli… i notiziari mondiali si inondarono di notizie… un’epidemia più pericolosa di tutte, una pandemia! Non si parlava d’altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni… 25 morti l’anno!!

L’influenza comune uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo… mezzo milione contro 25. E quindi perché un così grande scandalo con l’influenza dei polli? Perché dietro questi polli c’era un “grande gallo”.

La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro.

Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell’influenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo. E allora viene da chiedersi: se dietro l’influenza dei polli c’era un grande gallo, non sarà che dietro l’influenza suina ci sia un “grande porco?”.

L’impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu. Il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l’Iraq…

Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani… felici per la nuova vendita milionaria. La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute…

Se l’influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se l’Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?

Diffondi questo messaggio come se si trattasse di un vaccino, perché tutti conoscano la realtà di questa “pandemia”.

Dr. Carlos Alberto Morales Paità”

Wednesday, August 19, 2009

Mela verde (marcia) : un ideale tutto italiano?

Prendete una soubrette/ presentatrice/stuntwoman/laureta in lingue, con tanta voglia di partecipare alla cosa pubblica (almeno da come dice lei stessa), senza alcuna nozione ne di politica ne di fisica ne di ecologia ne di sicurezza ne di informatica e tecnologie, fatela assistere ad un paio di comizi/raduni di forza italia, datele internet e otterrete il blog di gabriella carlucci (o super gabri, come la chiamavano qualche tempo fa in televisione) : una perfetta miscela di ignoranza, violenza, presunzione, arroganza, newbigottismo, populismo, dabbenaggine.

Miscela esplosiva che, censura o non censura, purtroppo per super gabri, non può certamente passare inosservata (non é certamente la TV!) sulla rete; forse super gabri ha fatto male i conti, chissà, oppure é anche questa una trovata per far parlare di lei (si sa che oggi
la popolarità é tutto e comunque si parli é bene che ciò avvenga, comunque e sempre!). Insomma, non rispondere a centinaia di lettere aperte indirizzate a lei é un conto ma addirittura aprire un proprio blog (luogo aperto a tutte/i per antonomasia) e pensare che ci possa scrivere di tutto impunemente....

Personalmente ho postato almeno tre o quattro commenti
ad alcuni post della sig.ra carlucci ma non me ne sono visto pubblicare manco mezzo; ammetto che forse in un paio di essi sono stato abbastanza duro senza tuttavia cadere nell'offesa; come si fa a mantenenre calma, lucidità e raziocinio quando si leggono cose del genere? Quando un politico o sedicente tale si accanisce contro chi invece cerca di snellire e risolvere problemi reali che generano altri problemi ben più gravi? Viene naturale dunque pensare che l'on. carlucci abbia a cuore ben altre questioni che quelle del bene delle persone e che ella faccia le leggi o senza aver la minima idea di cosa siano le cose importanti o cercando di favorire qualcuno dei suoi amichetti. La levatura dell'on. si evince del resto anche da episodi come questo, esempi lampanti di civiltà e morale per tutte/i.

Non si può certamente pretendere che chi abbia tanto a cuore il paese possa pensare a cose futili come queste, che si debba o si possa prender la briga di porre attenzione dove parcheggi la propria autovettura da 100mila euro.
Bisogna ammettere che però l'on. carlucci di fegato, caparbia e determinazione ne ha da vendere, basta osservare (difficilmente ci si riesce senza rimanere attoniti!) con quale maestria si divincoli (!) tra le decine (che sono "solo" quelli realmente pubblicati!) di commenti ad
uno dei suoi post più famosi per gli internauti e non solo, divenuto un cult per gli addetti ai lavori (in questo caso niente di meno che fisici e ricercatori!) e su cui l'onorevole non solo non ha vauto la decenza di far calare quantomeno un velo pietoso ma si é presa anche la briga di alimentare con altri articoli/risposte che non fanno altro che rendere il mito sempre più...inarrivabile!
Agli intellettuali non manca di notare il parallelismo tra la carlucci e i filosofi sia antichi che moderni!
Ma ciò che più di ogni altra cosa lascia di stucco, facendo rimanere l'avventore del sito della carlucci senza parole, é quel magico connubio di blog politico / enogastronomia-televisiva-da-4-soldi che davvero spiazza; chi si ferma qualche attimo a meglio rifletterci su non può escludere a priori che possa trattarsi di una genialissima ed originale trovata per catturare l'attenzione di tutti coloro che condividono gli ideali della sig.ra carlucci, che sono poi quelli di chi ama il proprio paese e le sue tradizione ma che non disdegna, ogni tanto, di discutere in politichese, dicendo la propria e, perché no, confrontarsi con i propri concittadini : brava super gabri, sei una perfetta italiana!

Saturday, August 08, 2009

ROMPIAMO IL GUSCIO!

La tendenza più diffusa dell'essere umano (principalmente maschio e occidentale) é quella di lasciarsi andare (dunque di assecondare) a ciò che la società dei consumi (ossia quell'insieme di altri pochi esseri umani organizzati per riuscire a trarre il maggior numero di profitti possibili nel più breve tempo possibile fottendosene di tutto e di tutte/i) gli propina quotidianamente : consumare, sempre, di più.
Così facendo egli non si serve dell'unico mezzo che lo contraddistingue da tutti gli altri esseri viventi "senzienti" : la critica, dunque la possibilità di ribellarsi a qualsiasi più o meno subliminale comandamento per cominciare ad adottare un comportamento più in linea con le proprie idee, con la propria etica (ovviamente laddove e quando questi aspetti facciano minimamente parte del bagaglio individuale).

Il comandamento al consumo ci rende schiavi della soddisfazione dei nostri desideri apparenti, ci omologa a standard che si trovano molto in alto nella gerarchia dei livelli di conoscenza; lo stadio più superficiale, quello all'interno del quale non é contemplato (e contemplabile) una differente visione, la possibilità, seppur minima, di un cambiamento (anche minimo) di rotta dalla direzione intrapresa inconsapevolmente.
Scendendo di livello, andando sempre più a fondo, si scopre che l'individuo mette in atto tutta una serie di meccanismi di difesa del soddisfacimento di quei desideri apparenti, in maniera più o meno vigorosa , a seconda del livello, della "portata" del suddetto in questione e di quel bagaglio di partenza già citato.

Si é già parlato in questo blog di NATURA, non è stato mai affrontato, tuttavia, mai l'argomento "sensi" (seppure ci siamo occupati del gusto); i sensi sono fallaci, sempre, poiché sono le interfacce tra "il più dentro di noi e ..tutto il resto, ciò che ci permette di dire che noi siamo ciò che ci circonda e/o viceversa, ciò che permette la teorizzazione di immagini e visioni olistiche della realtà tutta (dunque anche umana); i sensi sono qualcosa di molto "forte", molto "terreno", poiché non veicolati dalla nostra razionalità, non filtrati dalla nostra mente.
E' dunque molto difficile riuscire a capire realmente ciò di cui abbiamo bisogno basandoci unicamente su di essi; noi esseri umani, soprattutto a tutt'oggi, abbiamo la necessità vitale (e entro brevissimo termine!) di riuscire a capire cosa dobbiamo lasciare, a cosa dobbiamo rinunciare (pur continuando ad essere felici), e soprattutto perché.
Se non abbiamo un ritorno che compensi la rinuncia ci teniamo tutto; per noi essere é avere (alla faccia di Fromm e delle filosofie orientali!) e questo é innegabilmente sempre più vero!
L'avere é il possedere cose, oggetti, cibi, che ci permettono di esperire gusti, odori, consistenze, colorazioni, forme, tutte senza raziocinio, dettate solo e soltanto dall'apparente appagamento sensoriale; tutto il contorno é assolutamente bypassabile, anzi, il solo pensarci, a volte, rende le nostre scelte meno "naturali" e noi più lontani dalle nostre beneamate origini.

E allora, sfidiamo noi stessi, le nostre origini, le nostre pulsioni più semplici e grette, liberiamoci dal guscio che ci accompagna da quando siamo giunti, pensiamo che é possibile e auspicabile andare esattamente nella direzione opposta, anche senza traumi, senza menomazioni nette che non sono necessarie.
Proviamo a tendere a qualche cosa che non sia semplicemente possibile, non pensiamo che credere a ciò che ci sembra impossibile sia una perdita di tempo poiché infruttoso e/o controproducente, é esattamente il contrario.

È ricercando l'impossibile che l'uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo.
[Michail Alexandrovic Bakunin]

Monday, June 29, 2009

Kill PIL!

Non é certo una questione di destra e sinistra (almeno non per quello che si intende ormai in italia con questi termini) se i governanti parlino e si occupino e auspichino o meno alle questioni fondamentali (ecologia, assistenza sociale, sostenibilità, etc), alle idee linea base che servirebbero a migliorare davvero la vita della maggior parte delle persone-cittadini; non é certo un affare che si possa relegare ad un'area politica anziché ad un'altra il fatto che certi termini e certe idee rimangano cristallizzate li dove sono state create anni luce orsono.

Un caso per tutti é quello del PIL (prodotto interno lordo), ancora oggi utilizzato da tutti e considerato come l'indice di progresso e felicità del paese : certamente esso é un dato indicativo, che fornisce un numero da non sottovalutare senza dubbio ma che da solo davvero poco lascia sperare a noi semplici cittadini che vorremmo vedere davvero migliorare la qualità di vita nelle nostre città.

Avete mai sentito qualcuno dei politici che si sono susseguiti negli ultimi anni al governo parlare di Indice di Sviluppo Umano, GPI, di FIL, di ISEW, di Decrescita Felice ?

Avete mai ascoltato un discorso di qualcuno di questi politici-furbetti far anche solo minimamente riferimento a concetti quali quelli di autosufficienza, o di energie alternative (a parlare di queste ogni tanto qualcuno ci prova ma per una pura questione di consenso elettorale), o di impronta ecologica, o di capacità bioproduttiva?

Eppure stiamo parlando di concetti ormai non più nuovissimi, ne parlava Bob Kennedy negli anni sessanta, in alcuni stati (anche eurpoei) sono addirittura già alcuni anni che si applicano praticamente, anche se certamente in forme prototipali (vedi il Canada); uno stato quale il Bhutan (con tutte le limitazioni del caso) se ne é fatto portavoce; la stessa Francia ne é diventata ultimamente un esempio per molti, anche se con tutte le evidenti contraddizioni appendici (vedi, primo fra tutti, il ricorso all'energia nucleare).
Non da ultimo c'é da considerare poi che in Italia vive uno dei precursori mondiali (tanto da essere un punto di riferimento per moltissimi) dell'attuazione pratica di questi concetti; per fortuna c'é qualcun altro (che si può condannare o meno per scelte di altro genere) che raccoglie questi input e a suo modo da loro un'ulteriore voce sulla rete.

Dunque questo articolo vuole essere soprattutto un invito per tutte/i coloro che hanno deciso di NON opporsi a questo stato di cose, al sistema (partitico-politico) così concepito, organizzato e imposto, e che dunque si recano alle urne imperterriti a votare illusoriamente i propri rappresentanti in parlamento; per poter meglio discernere nel mucchio se una persona/politico é da preferire o meno, se amministrerà la cosa pubblica in maniera adeguata, se penserà davvero al bene del proprio paese e dei propri concittadini, a parte un sacco di altre cose, consigliamo di non perdere di vista questi elementi fondamentali : diffidate quando chi vorreste eleggere non ne fa espressamente menzione e si affida a indici e parametri ormai obsoleti.
E' semplicemente una delle solite strategie (anche queste ormai belle che superate, agli occhi di chi ha un minimo di intelligenza) che serve, tanto per cambaire, a portare acqua al proprio mulino, a prendere per il culo la gente e a fare di tutto affinchè il paese non si sviluppi e continui a permanere in una vera e propria occulta (ma non troppo) dittatura.


Sunday, June 28, 2009

Farsi prendere per il culo riesce bene agli italiani.

Nel 2006 Silvio Berlusconi, allora presidente del consiglio, non sapendo (al solito) come convogliare denari dei contribuenti in canali preferenziali e avendo (al solito) gente di fiducia da far mangiare a sbafo dà definitivo mandato al sig. Lucio Stanca (che tra le altre cose é il vicepresidente della NON PROFIT Aspen Istitute dal 1991) di creare il portale Italia.it, un sito web/portale del costo di 45 milioni di euro “nato per promuovere l’offerta turistica via internet e il patrimonio culturale, ambientale e agroalimentare italiani” e che, come citato a pagina 36 dell’opuscolo che il sig. Stanca avrebbe fatto arrivare (a detta loro) a 16 milioni di famiglie, “utilizza un programma interattivo per organizzare e programmare il viaggio”.
Il tutto celato dietro al connubio turismo-nuove tecnologie (nuove?) di cui si riempivano tutti la bocca.

Il progetto parrebbe esser stato avviato nel marzo del 2004 dal governo di centro-sinistra soprattutto grazie all'allora vicepremier e ministro per le attività culturali Francesco Rutelli ed affidato alla fantastica Innovazione Italia che assegnò parte dell’appalto a Ibm (di cui Stanca é ex capo magazziniere!), Its e Tiscover.

Chi, fino al 2008, si collegava a www.italia.it, invece delle meraviglie interattive del Bel Paese trovava solo una richiesta di inserimento di username e password; a partire dall'inizio del 2008, invece, il superportale è scomparso completamente, come qualcuno già sapeva/sospettava/immaginava.
Del portale non c'è mai stata traccia e neppure una pagina di spiegazioni con la data di avvio. Forse perchè nessuno aveva mai neanche lontanamente pensato di farlo?
Falavolti, amministratore delegato di Innovazione Italia, dichiarò nel 2005: “entro gennaio 2006 potrebbe essere on line la prima versione del sito in due o tre lingue”.

Dal febbraio del 2009 Stanca, dopo che nel precedente governo ha rivestito anche il ruolo di ministro per l'Innovazione e le Tecnologie (rimasto, poverino, senza ufficale occupazione) é chiamato da mister B. a sostituire Glisenti come fedelissimo di Letizia Moratti alla guida della società Expo Milano 2015; tuttavia il buon Lucio si era fatto altri calcoli, probabilmente e, senza alcun ritegno, nel giugno di quest'anno, non ci sta e pare si sia messo a rivendicare (!) il progetto Italia.it.

Eppure proprio nello stesso mese ecco l'(ennesimo) annuncio del rilancio del turismo italiano (che, non lo dimentichiamo, vanta un giro di centinaia di miliardi di euro ed é uno dei settori più prolifici e remunerativi del paese, dunque che rilancio?!), affidato questa volta alla figura della sig.ra Michela Vittoria (o Littoria, come la chiama qualcuno) Brambilla, per la quale é stato addirittura creato un ministero apposito (ovviamente quello del turismo!); pare che grazie alla nascita del logo MagicItaly (che sembra non aver riscosso molto successo, soprattutto sulla rete...come é chiaramente comprensibile, osservandolo), il Pil raddoppierà in quattro anni (dunque entro il 2013); il ministro Brambilla, ha inoltre precisato che “Magic Italy”, fa parte della «nuova campagna di spot televisivi per i paesi esteri, che il ministero del Turismo diffonderà entro la fine del mese». I contenuti definitivi, la grafica e le colonne sonore, verranno mostrate integralmente sono alla fine di giugno 2009.

Sarebbe bello seguire questa vicenda (ma qualsiasi altra impresa di questa gente sarebbe degna di attenzione maniacale!) passo passo, chiedere qualche resoconto a tutti questi signori, in primis al sig. Stanca, che esperto saltatore di poltrone, avanza richieste non si sa bene di che portata; sarebbe interessante chiedere delucidazioni in merito a tutti i numeri "sparati" dal 2004 sulla vicenda turismo in italia, quelli spesi (pare che il "parcheggio" di Italia.it sia costano agli italiani 800mila euro!) e quelli ancora previsti da ministri e premier(s) e sarebbe bello chiedere al ministro del turismo di spiegare A PAROLE SUE se esiste davvero e cos'é quel qualcosa che lei e i suoi capoccia vano promettendo pubblicamente.
Molto interessante sarebbe anche capire se sia la Brambilla che i suoi amichetti sappiano cosa sia realmente il PIL. (vedi post successivo)

E' facilmente immaginabile che in un paese in cui chi governa non sente la necessità di dover dar conto a nessuno, nemmeno ai propri elettori (i quali durante i blindati comizi stalinisti vengono semplicemente bombardati con cazzate a raffica, prive di alcun fondamento reale e fomentati con parole e idee risalenti di solito a retaggi politici di un passato persino discutibile), in cui chi governa si pone come unico detentore della verità e della giustizia (la propria), in cui persino la/le legge/i é/sono da loro manipolata/e ed utilizzata/e per i propri sporchi affari personali, in questo paese mai nessuno si prenderà la briga di fare e spiegare nulla di tutto ciò, anzi, affinchè il loro regime possa essere preservato, tutti gli sforzi verranno scientificamente incanalati nella direzione della poca chiarezza e della menzogna.

Sunday, June 21, 2009

Il Regime del Debito è Totalitario‏

La Natura dell’Attuale Crisi Finanziaria: Il Sistema è studiato per esercitare il Controllo Totale sulla Vita degli Individui

DI RICHARD C. COOK
globalresearch

Quel che colpisce dell’attuale crisi finanziaria è la quasi totale incapacità dei cosiddetti “progressisti” nel comprendere la dimensione di ciò che sta accadendo o quanto di scientemente organizzato si celi dietro di essa. Quanti direbbero infatti che un tale disastro è stato deliberatamente pianificato tramite la creazione e la successiva distruzione della bolla finanziaria degli ultimi dieci anni?

Il sistema finanziario crea la bolla ogni qualvolta gonfia il costo dei beni molto al di sopra del loro reale valore di creazione o di mantenimento della ricchezza e quando la bolla scoppia il valore di tali beni precipita. E’ a questo punto che quelli in possesso di liquidità possono acquistare tali beni a un prezzo stracciato e quando infine il disastro finisce, il risultato è una maggiore concentrazione della ricchezza. Il ricco è diventato più ricco e la gente comune si ritrova in una condizione di indebitamento profonda, di maggiore povertà e con la pressione ad assecondare i desideri dei padroni della finanza.

I "progressisti" pensano che il sistema debba essere “riformato”, ma forse il sistema bancario necessita in realtà di essere ri-regolato o addirittura nazionalizzato. Magari potessero le famiglie a rischio di perdere la casa ottenere una rata del mutuo ridotta grazie a una sentenza del tribunale civile. Magari fosse lo stato e non il settore privato il gestore del prestito scolastico per studenti.

Ci resta difficile ammettere che è il sistema stesso ad essere totalitario, perché strutturato al fine di esercitare un controllo totale sulla vita delle persone. Siamo infatti abituati a utilizzare una tale etichetta quando pensiamo ad anacronismi della storia quali il comunismo o il fascismo e non riusciamo invece a vedere che il capitalismo finanziario globale e i governi che lo proteggono, lo rendono possibile, o addirittura lo gestiscono sono anch’essi totalitari.

Ciò è accaduto nel corso di quest’ultimo anno ovvero l’apparente collasso del sistema finanziario e il suo soccorso tramite massicci interventi pubblici, è parte di un modello che dura da decenni se non addirittura da secoli. Il modo in cui i cosiddetti controllori operano fu stabilito nel 1967 tramite il The Report from Iron Mountain ["Rapporto di Iron Mountain", ndt], del quale una copia segretamente acquisita fu pubblicata dal Dial Press. Si trattava di uno studio realizzato da un gruppo di accademici e di analisti che si incontrarono in una struttura segreta dell’Hudson Institute in New York.

Il rapporto iniziava definendo la guerra il principio organizzativo fondante di ogni società. Lo studio sosteneva che, “la guerra stessa è il sistema sociale essenziale, al cui interno, altre modalità di organizzazione sociale confliggono o cospirano. Essa infatti è il modello che ha governato la maggior parte delle società umane conosciute fin qui”.

Il rapporto precisava inoltre che “l’autorità principale di uno stato moderno verso i suoi cittadini risiede nella sua guerra tra poteri” e ogni cedimento di volontà da parte della classe dominante condurrebbe a una “vera e propria destabilizzazione dell’istituzione militare”. L’effetto sul sistema, continuava il rapporto, sarebbe “catastrofico”.

La pubblicazione dello studio ebbe un impatto enorme in quanto coincise anche con l’inizio delle proteste conto la guerra del Vietnam. Le autorità governative non rilasciarono mai alcun commento ufficiale e successivamente il rapporto fu dimenticato dalla storia ma certamente, alcune delle sue parti, sono più che mai attuali nel 2009.

Il rapporto infatti sottolineava come la popolazione civile di un paese progredito potesse essere controllata persino in assenza di una guerra di larga scala che ne devastasse la vita quotidiana. Uno dei metodi era definito come segue: “Un…possibile surrogato per il controllo di nemici potenziali della società è la reintroduzione, in forme coerenti con la tecnologia moderna e con i processi democratici, della schiavitù…La creazione di sofisticate forme di schiavitù può divenire un requisito assoluto per il controllo sociale…” (Citazione di Jim Marrs, Rule by Secrecy, 2000).

Oggi assistiamo alla creazione di tali “sofisticate forme di schiavitù”. In quale altro modo di dovrebbe definire un sistema che soggioga la popolazione attraverso debiti personali e familiari pazzeschi; l’incessante allargamento del gap tra ricchi e tutti gli altri; la continua erosione della liberta personale giustificata come necessaria dalla lotta al “terrorismo”; la costante espansione dei poteri assegnati agli organi militari e di polizia; il ricorrente utilizzo delle intercettazioni ambientali; la totale assenza di responsabilità da parte della classe politica disonesta o addirittura criminale; l’esclusivo utilizzo dei mass media per la diffusione della propaganda di regime, etc. Nulla di tutto ciò sembra essere diminuito durante l’amministrazione di Barack Obama. La ripresa economica che Obama sta operando attraverso un massiccio programma Keynesiano di interventi pubblici è infatti considerata dagli economisti come quella del 2002-2005, un’altra che non produrrà posti di lavoro e in quest’ottica sia chi è disoccupato che chi teme diventarlo è facile da controllare. A questo si aggiunga la serie di guerre permanenti in terra d’Asia istigate da George W. Bush per il controllo delle risorse e come leva geopolitica nei confronti di Russia e Cina che infatti continuano a pieno ritmo.

Nulla di tutto ciò è casuale. E come il The Report from Iron Mountain illustrava quattro decenni fa, è ciò che è stato pianificato da sempre.

Richard. C. Cook
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13551

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di GLOSSTAR

Sunday, June 07, 2009

BOIKOTTNIKE! (una volta per tutte)

La Nike, con sede centrale nell'Oregon, USA, produce una vasta gamma di scarpe sportive molto pubblicizzate. Nata negli anni '60, ha assunto il suo attuale nome nel 1985.
Ogni anno 6 milioni di paia di scarpe sportive Nike vengono confezionate in Indonesia sotto licenze normalmente concesse dalla sud-coreana HQ, consociata della Nike. I dipendenti della Nike quotidianamente controllano la qualità nelle 6 fabbriche di Tangerang e Serang. Queste 6 fabbriche sono in competizione l'una con l'altra per mantenere le licenze, che sono rinnovate mensilmente.

Il salario medio giornaliero dei 24.000 lavoratori di queste fabbriche è appena di 1.100 lire. Secondo l'AAFLI (Istituto Asiatico-Americano per il Lavoro Libero) queste fabbriche stanno violando 12 leggi nazionali, tra cui quelle sul salario minimo, il lavoro minorile, gli straordinari, gli orari di lavoro, l'assicurazione, l'organizzazione sindacale e i licenziamenti. Sono stati evidenziati problemi riguardo la salute, le ferie ed i congedi per maternità. Sebbene le fabbriche non siano di proprietà diretta della Nike, finanziariamente la compagnia è nella posizione di poter assicurare il rafforzamento degli standard minimi di vita.

I salari Nike in Indonesia.
L'Indonesia ha un salario minimo giornaliero di 2.100 Rupie (circa 1.400 lire), ma anche questo è inferiore ai "bisogni fisici minimi" stimati dal governo. E con 12 milioni di disoccupati su 70 milioni di forza lavoro, è impossibile rafforzare questo minimo. Recenti inchieste hanno rivelato che quasi l'80% dei lavoratori nella regione di Tangerang riceve solo 1.600 Rupie al giorno, e quindi lunghe ore di straordinari sono di solito fondamentali per la sopravvivenza. L'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) stima che l'80% delle donne lavoratrici in Indonesia sono malnutrite.

Nel 1990 Operation Push, un gruppo per i diritti civili, ha lanciato il boicottaggio della Nike perchè, nonostante venda il 45% dei suoi prodotti ai neri, non vi sono afroamericani ai vertici dell'azienda; essa inoltre non concede sufficienti benefici sociali alla comunità nera.

Nel marzo 1997 l’azienda ha permesso al Vietnam Labour Watch, un gruppo attivista, di incontrare lavoratori, capireparto, rappresentanti ed esperti legali vietnamiti, ma il VLW ha anche visitato a sorpresa tre impianti. Ne è risultato quanto potete leggere sul rapporto dello stesso Vietnam Labour Watch e che vi posso riassumere con violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro, sfruttamento, percosse, umiliazioni e violenze sessuali.
La Nike produce anche in Indonesia e Cina, ma non ho trovato notizie sulle condizioni di lavoro in quei paesi. Certo, la mia ricerca non può dirsi approfondita, ma dal momento che la Nike ha aperto impianti laggiù solo dopo che coreani e taiwanesi hanno ottenuto più libertà e salari maggiori, qualche dubbio sorge.

La Nike produce anche in Vietnam più o meno con le stesse modalità; qui le campagne di boicottaggio hanno fortunatamente ottenuto qualche risultato negli ultimi anni.

Nell'Aprile del 1998 la multinazionale si arrese. L'annuncio è stato dato dal gran capo in persona, Phil Knight, fondatore, primo azionista e amministratore delegato del gruppo. A condizione che la campagna di boicottaggio finisca, Nike ha accettato di alzare da 14 a 18 anni l'età minima dei lavoratori nelle fabbriche di calzature e di portare a 16 l'età minima di tutti gli altri lavoratori impiegati nella produzione di abbigliamento, accessori e attrezzature.

In 12 fabbriche indonesiane è scattato un aumento del 37% della retribuzione di tutti i lavoratori che percepivano il salario minimo (28 mila persone). L'azienda si è inoltre impegnata a bonificare tutte le sue fabbriche e a rispettare i livelli di sicurezza imposti dalla legge. Inoltre aumenterà il sostegno all'attuale programma di micro-finanziamento, che gia' coinvolge mille famiglie in Vietnam, estendendolo anche all'Indonesia, al Pakistan e alla Thailandia. In tutti gli stabilimenti asiatici il gruppo, che ha il quartier generale a Beaverton, nell'Oregon, amplierà i programmi di istruzione, offrendo ai dipendenti corsi per ottenere un diplorna equivalente a quello delle scuole medie e superiori.
Dopo la conferenza stampa che si è tenuta a Washington, in cui la Nike annunciava la resa, le sue azioni in borsa sono salite di due dollari.

Nel maggio 1998, la Nike ha annunciato che avrebbe permesso che le sue fabbriche vietnamite fossero monitorate da personale indipendente, ma sono state scelte aziende pro-profit (Global Exchange).

Nell’aprile 1999 ha annunciato la formazione della Global Alliance for Workers and Communities, un gruppo di organizzazioni pubbliche, private e no-profit, che dovrebbe accertarsi delle condizioni di lavoro attraverso interviste ed indagini, ma il sito non è aggiornato sulle conseguenze di questa azione.

Sempre nel '99 alcune sostanze chimiche pericolose sono state sostituite e gli impianti (vietnamiti) sono stati dotati di sistemi di ventilazione, ma gli standard di qualità sono considerati ancora lontani dalla sicurezza.

Nel luglio del 2003 il boicottaggio é esteso anche a Converse, storica produttrice di scarpe da basket, in seguito all'acquisto di essa da parte di Nike per 305 milioni di dollari. Le celebri Chuck Taylor Converse All Star, ai piedi di tutte le star Nba, entrano dunque nell'offerta Nike che potrà vendere le scarpe Converse in tutto il mondo tranne in Giappone, dove i diritti sono in mano a un'altra casa.

Nell’aprile 2005, la stessa Nike ha pubblicato il "2004 Corporate Responsibility Report", col quale ammette gli abusi di cui era stata accusata per anni. Contemporaneamente ha anche rivelato nome e indirizzo delle sue oltre 700 fabbriche nel mondo, come gli attivisti le chiedevano da 10 anni (Educating For Justice).

Tuttavia, le campagne sono ancora in corso perché lo sfruttamento persiste.

Se volete approfondire l’argomento, questi sono i primi siti che trovate con una semplice ricerca:

Nike - Kill a Multi (sito italiano);
Educating For Justice - Stop Nike (aggiornato al 2006);
Saigon.com - Boycott Nike (aggiornato al 2001);
Global Exchange Nike campaign (aggiornato al 1999);
Just do it! Boycott Nike! (aggiornato al 1999).

MA QUANTO COSTA UNA SCARPA NIKE?


CONCLUSIONI GENERALI.

REGIMI OPPRESSIVI: tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud, Vietnam.

RELAZIONI SINDACALI: in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono repressi dall'esercito, i dirigenti sindacali sono licenziati, imprigionati, torturati, ed anche uccisi.

SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario da fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge indonesiana. Lavorano esposti ai vapori delle colle, ai solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.

COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: la Nike spende circa 180 milioni di $ all'anno in pubblicità, quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio per migliorare le condizioni di 15.000 lavoratori indonesiani.

Come al solito : chi non agisce é perché non ha interessi personali a farlo e chi continua a comprare Nike lo fa perché non vuole rinunciare alla sua scarpina carina e griffata, e se é fatta da una ragazzina di sedici anni che viene pagata una miseria non può certo farsene carico (la vita è già triste e difficile così....vero?)

Thursday, June 04, 2009

IL SETTIMO CONTINENTE.

Siamo a quota 12 : il 2009 é l'anno che celebra il dodicesimo compleanno della scoperta, durante una regata, da parte dell' "ex" miliardario Charles Moore, ora oceanografo e fondatore dell'Agalita Marine Research Foundation, del cosiddetto settimo continente, ossia di quell'immensa distesa di rifiuti che si estende nell'Ocenao Pacifico "a chiazze" su si una superficiale totale del diametro di circa 2500 km quadrati e dello spessore di circa 30 metri, di un peso stimato di circa 100 milioni di tonnellate; l'enorme continente è solitamente diviso in due grossi/e blocchi/discariche e si sarebbe formato a partire dagli anni 50 e verrebbe continuamente alimentato dagli scarti che provengono per il 20% da navi e dalle piattaforme petrolifere e per l'80% direttamente dalla terraferma principalmente grazie ad una particolare corrente oceanica chiamata North Pacific Gyre (Vortice del Nord Pacifico), un sistema formato da quattro correnti oceaniche (quella del Nord Pacifico, quella della California, la nord equatoriale e la Kuroshio,) localizzato tra l'equatore e il 50˚ di latitudine nord.
Se ne é parlato negli anni passati , ogni tanto "i media" (alcuni, pochissimi) se ne sono anche occupati; sia in Italia che all'estero, dovrebbe esser passato anche una mezza volta per la tv di stato (ovviamente niente a che vedere con quella online!) ma niente di più, come succede SEMPRE con le verità scomode o difficilmente gestibili.
E' solo negli ultimissimi tempi, pare, che ci stia davvero muovendo a far qualcosa per cercare di capire cosa é realmente possibile fare (e se é davvero possibile!) ed eventi come quello del Plastiki o dello Junk riportano in primo piano (quando si dà loro il minimo spazio disponibile) la notizia; soprattutto grazie a quest'ultima spedizione alcuni scienziati hanno studiato di persona la composizione dell'immensa discarica ed hanno voluto provare a far capire all'opinone pubblica e alla comunità scientifica che l'entità del problema é di proporzioni incommensurabili, considerando che il settimo continente cresce di ora in ora sempre più, in maniera inarrestabile.
E da pochissimo disponibile anche una testimonianza video (finalmente) girata grazie alla spedizione Alquita del 2008.
Ora non ci sono davvero più scuse ; se non ci salviamo é perché non lo abbiamo voluto.

Tuesday, May 05, 2009

GUERRA!

La guerra é sbagliata, lo é sempre stata e sempre lo sarà : non può esserci nessun tipo di giustificazione della pratica di ammazzarsi l'un l'altro, soprattutto perché ordinato da qualcun altro che, invece, non lo fa!
Gli eserciti sono istituzioni ormai obsolete (ammesso che ci sia stato un momento storico in cui non lo fossero stati e ammesso che le istituzioni in quanto tali possano non essere obsolete e inutili per definizione!).
Dalla guerra le multinazionali, le organizzazioni criminali, le grandi lobby del potere economico (che poi é potere assoluto sul pianeta terra!) traggono profitti.
Le persone, soprattutto quelle che non hanno niente, e che non decidono niente muoiono o restano menomate/i a vita senza che nessuno le/li ricompensi in qualche modo. Così come i soldati che, ignari di tutto, credono di combattere per la patria sempre giusta, per i capi che decidono sempre per il meglio per tutte/i (quando invece é l'esatto contrario), neanche loro vedono una sola parvenza di riconoscenza, anzi, sono spesso i più bistrattati alla stregua di terroristi e criminali della peggior specie, spesso per aver visto e/o sentito e/o subito qualcosa di troppo.
Non sono vaneggiamenti di un complottista, anche se a qualcuno potrebbe sembrare, é la pura e semplice realtà. Chiunque la pensi diversamente è ,ovviamente, o uno di quelli (o un amico di quelli!) che hanno interesse a salvaguardare determinate ideologie malsane, oppure non conosce la storia (quella vera, non quella propinata per anni).
La superpotenza USA ha adottato nella storia moderna continui pretesti per poter giustificare le guerre da loro promosse e combattute.
Solitamente il filo comune che ha legato che lega e che legherà ancora per molto tutte le giustificazioni addotte è stata la pretesa di ergersi a paladini della giustizia contro civiltà barbariche o semi-tali, contro tiranni assassini e genocidi, contro nazioni e intere popolazioni che non hanno altra colpa se non quella di essere un "obiettivo strategico"!
La storia ce lo dimostra evidentemente, l'ultimo eclatante esempio é l'11 settembre, il pretesto per poter fare davvero qualsiasi cosa : bombardare, catturare, isolare, torturare e quant'altro nonostante qualcuno nutra ancora seri dubbi in merito a quanto accaduto, accusando di complottismo chi pretende la verità.
E allora, ci domandiamo, e vorremmo domandare al neo-presidente USA, perché non attuarla davvero questa politica "giustizialista" e combattere tutte le varie forme di privazione di libertà individuale e non, messe quotidianamente in pratica dalla maggior parte dei paesi che legiferano rifacendosi a dogmi e concetti discriminanti, coercitivi, perseguitanti persone libere?!
Perché non utilizzarle quelle istituzioni (gli eserciti) per porre davvero fine a tutte le barbarie commesse sul pianeta da chi detiene il potere?
Ci piacerebbe davvero che qualcuno ci desse una risposta plausibile e ci spiegasse perché continuiamo ad assistere a barbarie di questo genere o di questo o di questo o di questo o di questo........
Forse perché gli stessi che si fanno portavoce di libertà sono i primi, poi a muoversi nella direzione opposta alla giustizia e al meglio per gli altri?

Friday, April 24, 2009

IL CODEX ALIMENTARIUS: UN INQUIETANTE PROGETTO IN CAMPO ALIMENTARE

Il Codex Alimentarius entrerà in vigore il 31 dicembre del 2009 e potrebbe essere il più grande disastro per la salute umana: determinerà gli standard di sicurezza alimentare e le regole in più di 160 paesi del mondo, cioè per il 97% della popolazione mondiale.
La Commissione di Commercio Codex Alimentarius (che nel 1994 dichiarò le tossine come nutrienti) è attualmente finanziata e condotta dall’OMS (che appartiene all’ONU) e dalla FAO.
Un insieme di standard internazionali aventi come scopo la protezione della “salute” dei consumatori, attraverso pratiche nel commercio per: preparati alimentari, semipreparati, crudi, l’igiene degli alimenti, gli additivi, i pesticidi, i fattori di contaminazione, l’etichettatura, i metodi di analisi. Lo scopo recondito è di mettere fuori legge ogni metodo alternativo nel campo della salute, come le terapie naturiste, l’uso di integratori alimentari, di vitamine e di tutto ciò che potrebbe essere un potenziale concorrente per l’industria chimico-farmaceutica.

La lobby della chimica farmaceutica è nata da un’associazione condotta da Rockfeller e dall’IGFarben della Germania nazista. L’IGFarben fin dal 1932 fornì ad Hitler un finanziamento di 400.000 marchi senza il quale il secondo conflitto mondiale non avrebbe potuto avere luogo e nel 1941 costruì ad Auschwitz la più grande industria chimica del mondo approfittando della mano d’opera dei campi di concentramento. Nel processo di Noriberga i responsabili della IGFarben furono dichiarati colpevoli di genocidio, di schiavitù ed altri crimini. Però un anno dopo la condanna, nel 1952, tutti i responsabili furono liberati con l’aiuto di Nelsen Rockfeller (che a quei tempi era ministro degli affari esteri in USA) e s’infiltrarono nell’economia tedesca.

Fino dagli anni 70 il consiglio direttivo della società BASF, BAYER e HOECHST era costituito da membri del partito nazista che, a partire dal 1959, finanziavano il giovane Helmut Kohl. In pratica l’organizzazione nazista associata a Rockfeller ha costituito il mercato farmaceutico del pianeta. L'alleanza della IGFarben si è poi tramandata sotto un altro nome: “Associazione per l’industria chimica” che nel 1955 è stata raggruppata nel CODEX ALIMENTARIUS il cui spirito è la soppressione delle innovazioni scientifiche indipendenti degli ultimi 50 anni usando ogni mezzo per mantenere il suo posto sul mercato in riferimento al cancro, all’AIDS, alle malattie cardiovascolari ecc.

Un gran numero di partiti politici europei, di sinistra e di destra, sono stati finanziati da questa industria per assicurarsi una legislazione favorevole all’industria farmaceutica. Per influenzare i legislatori, condizionare gli organismi di controllo, manipolare le ricerche in campo medico ed educativo, solo nel 1961 le industrie farmaceutiche hanno fatto donazioni alle grandi università degli USA: 8 milioni di dollari ad Harvard, 8 milioni di dollari a Yale, 10 milioni di dollari a Jonh Hopkins, 1 milione di dollari a Standford, 1,7 milioni di dollari a Columbia di New York. L’informazione dei medici è interamente finanziata dalle compagnie, che nascondono con attenzione un gran numero di effetti secondari pericolosi e perfino mortali dei farmaci. Vale la pena ricordare che ogni anno solo nel Nord America muoiono 800.000 persone a causa delle medicine allopatiche. Il 13 marzo 2002 gli europarlamentari adottarono leggi a favore dell’industria farmaceutica secondo le disposizioni fissate del Codex Alimentarius, finalizzate ad elaborare una documentazione coercitiva per tutte le terapie naturiste e gli integratori alimentari. Ma nonostante 438 milioni di petizioni inviate al Parlamento Europeo le direttive del Codex sono state adottate.

Il dr. Rath Matthias, uno specialista tedesco per l’uso di trattamenti naturisti, nel 2003 ha consegnato alla Corte Internazionale di Giustizia un atto di accusa per crimini contro l’umanità. Matthias afferma: “Il vero scopo dell’industria farmaceutica mondiale è di guadagnare soldi grazie alle malattie croniche e di non preoccuparsi di prevenire o sradicare queste malattie. L’industria farmaceutica ha un interesse finanziario finalizzato alla diffusione di queste malattie, per assicurarsi il mantenimento o addirittura l’aumento dei prezzi dei medicinali. Per questo motivo i farmaci sono fatti per eliminare i sintomi e non per trattare le vere cause delle malattie… le compagnie farmaceutiche sono responsabili di un genocidio permanente e diffuso, in quanto uccidono in questo modo milioni di persone”.

A partire dal 2005 le direttive applicate mirano a: - eliminare ogni supplemento alimentare naturale che sarà sostituito con 28 prodotti di sintesi disponibili solo in farmacia: tutto ciò che non è nella lista del Codex è considerato illegale;
- le medicine naturiste, come l’agopuntura la medicina energetica, ayurvedica, tibetana ecc. saranno progressivamente vietate;
- l’agricoltura e l’allevamento di animali saranno regolate dall’industria chimico-farmaceutica che vieta per principio l’agricoltura biologica. Questo significa che ogni mucca da latte sarà trattata con l’ormone bovino della crescita (ricombinato geneticamente) prodotto dalla Monsanto. Inoltre. Ogni animale del pianeta usato a fini nutrizionali dovrà essere trattato con antibiotici ed ormoni della crescita. Le regole del Codex permettono che gli alimenti contenti OGM non debbano più essere etichettati come tali. Non solo. Nel 2001 il Codex Alimentaris reintegra 7 delle 12 sostanze chimiche (note per essere causa di cancro) vietate unanimemente da 176 nazioni.
- l’alimentazione umana dovrà essere irradiata con Cobalto i cui livelli saranno maggiori di quelli permessi in precedenza.

Di FRANCO LIBERO MANCO


------------------ Video e PETIZIONE ------------------------

Monday, April 20, 2009

Telefono 3 Skype - Chi l'ha visto?

Da circa due anni é stato lanciato sul mercato il telefono 3 Skype, risultato della collaborazione tra la compagnia telefonica e il famoso software di chat, condivisione, Voip. E già in rete se ne parlava, almeno su siti e blog dei più lungimiranti, tuttavia pare che spot pubblicitari in giro non se ne siano mai visti se non in qualche recondido angolo immaginiamo non troppo ben pagato, evidentemente. Probabilmente il gioco non valeva (e non vale) la candela, dunque non era possibile immaginare di poter far abbastanza soldi con un prodotto del genere, per cui non valeva la pena di pubblicizzarlo più di tanto. A voler considerare tutto, e voler fare qualche conto necessario per capire di quello di cui stiamo effettivamente parlando, il prodotto in questione é quanto di più utile e vantaggioso per gli utenti che si troverebbero un oggeto che farebbe loro risparmiare davvero un sacco di soldini, che , dunque, non entrerebbero più nelle tasche dei gestori "classici" che continuano ad accordarsi per riuscire a incassare il più possibile alle spalle dei consumatori, semplicemente facendo oscillare le tariffe ora più da una parte ora dall'altra. La differenza tra questo esempio e i tanti che ci sono e che speriamo di portare presto alla luce consiste nel fatto che questo, almeno, sembra essere davvero velocemente alla portata di tutte/i : e allora, perché no? Basta sedersi 15 minuti e calcolare i nostri consumi per capire che nell'arco di un tempo davvero brevissimo ci saremmo ripagati il telefono skype e avremmo anche guadagnato qualcosa! Un solo dato : lo skypephone "prende" ovunque ci sia copertura 3 e non necessita di connessione alla rete, l'unica "clausola" é una ricarica mensile minima di 10 euro.
Su eBay costa 99 euro, basta solo digitare "cellulare 3 skype". Enjoy!


Wednesday, April 15, 2009

Scie chimiche, 11 settembre, voli lunari, 2012, bufale e conoscenza. (2a parte)

Ciò su cui sono d'accordo tutti, complottisti e antitali, é che il mondo non è certamente governato da chi dice di farlo o dovrebbe (i politici) per conto delle persone (cittadini).
I complottisti creano figure di ogni genere, ogni giorno differenti, che identificano come i capi occulti di tutto e gli anticomplottisti si servono di entità quasi astratte, eteree (il "mercato", ad esempio o la "natura") che sembra nulla abbiano a che fare e vedere con gli esseri umani, che, secondo loro, si limitano ad osservare da lontano quanto accada.
Insomma, chi in un modo, chi in un altro, ognuno é convinto di vivere una vita da suddito impotente su questa terra, condizione a cui, tuttavia, i complottisti non si rassegnano, gli altri pare invece di si, quasi che fosse un male inevitabile; potrebbe essere che questa differenza dipenda in gran parte dai diversi "stati mentali" (o disposizione d'animo) dei due gruppi in questione : i complottisti(e/o i dietrologi) vorrebbero avvisare tutte e tutti che viviamo appesi a fili invisibili che vengono mossi quotidianamente pressocché in ogni ambito della nostra vita, dunque partono dall'assunto che gli esseri umani non abbiano la benché minima consapevolezza della realtà e che tutto ciò che facciano sia pilotata ad arte; gli "altri", credendo invece di essere ben consapevoli (e che sia possibile che ognuno possa diventarlo facilmente, servendosi di logica, scienza e razionalità) dei meccanismi cosiddetti inevitabili, si sentono pronti ad accettare tacitamente (o quasi) quanto accada, sottendendo ad una pura logica fatalista.
Esiste purtuttavia una posizione differente.
Osservando la realtà, la società, é innegabile affermare che esistano degli esseri umani che hanno indubbiamente molto più potere rispetto alla maggior parte della gente e che, grazie a ciò siano in grado di pilotare "le cose" a proprio piacimento, secondo un proprio tornaconto (questo non vuol dire che lo facciano sempre e comunque, tout court); e certamente queste persone non sono i politici i quali, spesso, non sanno neppure ciò che realmente c'é dietro a dinamiche e meccanismi di cui ingorano il più delle volte quasi tutto.
Non é una novità che i grandi magnati della finanza, i banchieri, coloro che sono a capo di lobby o imprese gigantesche abbiano interesse affinché determinate scelte vengano fatte nelle direzione dell'agevolazione dei propri affari per poter macinare sempre più profitti alla faccia di tutti gli altri.
La considerazione + ovvia che viene da fare é che debba esistere una regola soprattuto per "loro" e che si debba in primis regolamentare questo potere (il più delle volte risultante da troppa libertà di azione in ogni direzione) riducendolo il più possibile (anzichè fare come invece si fa in Italia soprattutto) per poter riuscire a garantire un margine di libertà massimo (o tendente a questo) a quante più persone possibile, soprattutto a quelle che non hanno "dietro" niente che grantisca loro una seppur minima immunità.
La storia passata e il presente, la psicologia ci insegano che é un fatto indiscutibile : l'essere umano fa i propri interessi e bada unicamente al proprio tornaconto (del resto perché ricorrere a leggi non fosse così?), dunque chi é autorizzato ad accumulare grazie anche alle politiche liberiste, neotali e capitaliste lo farà sempre più, essendo già addentro ad una spirale che non é possibile percorrere all'indietro.
Dunque la semplice equazione é valida eccome : + soldi = + potere quindi + soldi e + potere = + probabilità di servirsene (di entrambi) per il proprio meglio.
I meccanismi che regolano la conservazione degli imperi economici sono tanto + sottili e delicati quanto più essi sono estesi e complessi; dunque per riuscire a mantenerli in vita ci si dovrà necessariamente "dare da fare", in un modo o nell'altro, e la libertà altrui non é certamente un aspetto contemplato, anzi.

E allora, senza che davvero la rete diventi un campo di battaglia globale come lo definisce qualcuno a ragione, in cui si alternano le forme ma non la sostanza, sarebbe ora di ridisegnare questo spazio ancora libero, o meglio di "onorarlo" e onorare la verità, riuscendo anche a mandare dove meritano quelli che si preoccupano solo di denigrare, negando la sconcertante evidenza dei fatti.