Wednesday, April 15, 2009

Scie chimiche, 11 settembre, voli lunari, 2012, bufale e conoscenza. (2a parte)

Ciò su cui sono d'accordo tutti, complottisti e antitali, é che il mondo non è certamente governato da chi dice di farlo o dovrebbe (i politici) per conto delle persone (cittadini).
I complottisti creano figure di ogni genere, ogni giorno differenti, che identificano come i capi occulti di tutto e gli anticomplottisti si servono di entità quasi astratte, eteree (il "mercato", ad esempio o la "natura") che sembra nulla abbiano a che fare e vedere con gli esseri umani, che, secondo loro, si limitano ad osservare da lontano quanto accada.
Insomma, chi in un modo, chi in un altro, ognuno é convinto di vivere una vita da suddito impotente su questa terra, condizione a cui, tuttavia, i complottisti non si rassegnano, gli altri pare invece di si, quasi che fosse un male inevitabile; potrebbe essere che questa differenza dipenda in gran parte dai diversi "stati mentali" (o disposizione d'animo) dei due gruppi in questione : i complottisti(e/o i dietrologi) vorrebbero avvisare tutte e tutti che viviamo appesi a fili invisibili che vengono mossi quotidianamente pressocché in ogni ambito della nostra vita, dunque partono dall'assunto che gli esseri umani non abbiano la benché minima consapevolezza della realtà e che tutto ciò che facciano sia pilotata ad arte; gli "altri", credendo invece di essere ben consapevoli (e che sia possibile che ognuno possa diventarlo facilmente, servendosi di logica, scienza e razionalità) dei meccanismi cosiddetti inevitabili, si sentono pronti ad accettare tacitamente (o quasi) quanto accada, sottendendo ad una pura logica fatalista.
Esiste purtuttavia una posizione differente.
Osservando la realtà, la società, é innegabile affermare che esistano degli esseri umani che hanno indubbiamente molto più potere rispetto alla maggior parte della gente e che, grazie a ciò siano in grado di pilotare "le cose" a proprio piacimento, secondo un proprio tornaconto (questo non vuol dire che lo facciano sempre e comunque, tout court); e certamente queste persone non sono i politici i quali, spesso, non sanno neppure ciò che realmente c'é dietro a dinamiche e meccanismi di cui ingorano il più delle volte quasi tutto.
Non é una novità che i grandi magnati della finanza, i banchieri, coloro che sono a capo di lobby o imprese gigantesche abbiano interesse affinché determinate scelte vengano fatte nelle direzione dell'agevolazione dei propri affari per poter macinare sempre più profitti alla faccia di tutti gli altri.
La considerazione + ovvia che viene da fare é che debba esistere una regola soprattuto per "loro" e che si debba in primis regolamentare questo potere (il più delle volte risultante da troppa libertà di azione in ogni direzione) riducendolo il più possibile (anzichè fare come invece si fa in Italia soprattutto) per poter riuscire a garantire un margine di libertà massimo (o tendente a questo) a quante più persone possibile, soprattutto a quelle che non hanno "dietro" niente che grantisca loro una seppur minima immunità.
La storia passata e il presente, la psicologia ci insegano che é un fatto indiscutibile : l'essere umano fa i propri interessi e bada unicamente al proprio tornaconto (del resto perché ricorrere a leggi non fosse così?), dunque chi é autorizzato ad accumulare grazie anche alle politiche liberiste, neotali e capitaliste lo farà sempre più, essendo già addentro ad una spirale che non é possibile percorrere all'indietro.
Dunque la semplice equazione é valida eccome : + soldi = + potere quindi + soldi e + potere = + probabilità di servirsene (di entrambi) per il proprio meglio.
I meccanismi che regolano la conservazione degli imperi economici sono tanto + sottili e delicati quanto più essi sono estesi e complessi; dunque per riuscire a mantenerli in vita ci si dovrà necessariamente "dare da fare", in un modo o nell'altro, e la libertà altrui non é certamente un aspetto contemplato, anzi.

E allora, senza che davvero la rete diventi un campo di battaglia globale come lo definisce qualcuno a ragione, in cui si alternano le forme ma non la sostanza, sarebbe ora di ridisegnare questo spazio ancora libero, o meglio di "onorarlo" e onorare la verità, riuscendo anche a mandare dove meritano quelli che si preoccupano solo di denigrare, negando la sconcertante evidenza dei fatti.


3 comments:

LucaV said...

Il problema è che, dato che (per fortuna) attraverso la rete tutti indiscriminatamente si possono esprimere, e lo fanno, inevitabilmente si innanza in modo esponenziale il tasso di idiozie dette su qualsiasi cosa.
Se in merito a un qualsiasi argomento, ad es. la finanza internazionale, la mia opinione di profano assoluto basata solo sui miei pregiudizi (o sul mio intuito acuto o fallace che sia) vale esattamente quanto quella di qualcuno che è laureato ad Harvard allora bisogna come minimo cercare di riflettere su dei criteri per capire se una opinione ha un minimo di attinenza con la realtà o se è del tutto campata in aria. Uno di questi criteri è sicuramente il tempo che viene dedicato ad approfondire un certo argomento, però ancora non basta, bisogna anche cercare di tenere capire i metodi. Se anche io mi dedico tutta la vita a cercare di capire la finanza internazionale, ma il mio metodo di analisi consiste specificamente nella divinazione dellla cera fusa versata in acqua fredda o delle crepe provocate dal calore sul guscio delle tartarughe (esempi puramente ipotetici), oppure sulla raccolta di informazioni le cui fonti sono persone che fanno affermazioni sulla finanza sulla base dei metodi detti sopra, dubito che la visione che riesco a farmi della finanza sia granchè aderente alla realtà.

gyordie said...

I problemi sono tanti, in realtà, magari fosse solo quello.
Comunque nella prima parte di questo post si faceva riferimento proprio alla necessità di trovare/creare un ambito di veridicità nell'universo della internet.
Dunque mi pare che siamo molto in sintonia in merito a proponimenti, almeno teoricamente; la cosa ben + complicata é dare una forma concreta ad essi.
Tu che proporresti in termini concreti? Hai fatto riferimento a criteri di attendibilità e hai citato il tempo dedicato allo studio e il metodo di analisi....ma che vuol dire?
Ci penso (da un bel pezzo!) a giorni alterni e ancora non riesco a venirne a capo, credimi; quanto vorrei riuscire a trovare dei denominatori comuni, accettati da tutte/i, senza possibilità di (troppa) interpretazione, a cui poter fare riferimento, sarebbe un buon punto di partenza, non trovi?

Anonymous said...

I will not approve on it. I assume nice post. Particularly the title attracted me to be familiar with the intact story.