Monday, July 05, 2010

Scuola e integrazione nella solita italietta

Circa un anno fa ci siamo occupati della scuola Carlo Pisacane di Torpignattara a Roma, per via della rivolta delle mamme (che oggi hanno formato un vero e proprio comitato) che chiedevano misure restrittive per le iscrizioni dei figli degli immigrati a causa della spropositata percentuale di bambini non italiani rispetto a quelli italiani.

Certamente liquidata troppo frettolosamente, col senno di oggi (!), la prospettiva xenofoba emergente non rendeva davvero giustizia (non tutta) ad un problema reale che a distanza di più di un anno non sembra affatto concluso, anzi.

Ovviamente i toni utilizzati sia da alcune mamme sia dai soliti politicanti che cavalcano l'onda elettorale non erano certamente quelli di chi si rimbocca le maniche per voler trovare davvero una soluzione, le prime per via di ovvie incapacità e mancanza del potere necessario, i secondi per il solito menefreghismo indispensabile al tipo di occupazione in questione.

Frettoloso anche il giudizio sulla direttrice che veniva lodata per la risolutezza con cui si opponeva alle lamentele apparentemente ingiustificate.

Premettendo che ci sarebbe piaciuto che qualcuno avesse risposto alle domande rivolte in quella sede poiché probabilmente da li sarebbero nati spunti per riflessioni che avrebbero quasi certamente esautorato la questione; tuttavia è stato solo grazie all'unico intervento dell'amica che ha commentato il post che oggi viene pubblicata questa continuazione, necessaria per comprendere un po' più a fondo.

Effettivamente, toni a parte, il nocciolo della questione era ed è l'insoddisfazione da parte di genitori che temono per l'apprendimento , dunque per la cultura, dei propri figli e questo è un fatto innegabile; se le iscrizioni di bambini italiani continua a diminuire non è soltanto per xenofobia, ormai è certo, per fortuna esistono anche altri genitori e (come anche l'amica ci faceva notare un anno fa nel suo commento) indubbiamente problemi derivanti da un'alta percentuale di bambini con maggiori difficoltà di apprendimento sono tanto maggiori quanto più non si disponga di mezzi adeguati per affrontarli, programmi e docenti in primis.

Certamente non si può pensare che tutto il corpo insegnante sia uguale ed abbia in se le stesse potenzialità; se già consideriamo che al suo interno si trovano individui con livelli culturali e titoli di studio così diversi e che poi vengono anche inquadrati diversamente a seconda dell'anzianità ecco che le somme vengono da se.

Era infatti questo che la nostra amica voleva comunicarci con l'esempio della Svezia : laddove ci sono fattori di maggiori “disagi” ossia laddove è necessario supportare chi lavora a diretto contatto con i bambini vengono stanziati i maggiori fondi rimuovendo, se necessario, quegli insegnati che non sono capaci di sostenere una tal compito e sostituendoli con più giovani e preparati che hanno al proprio attivo voglia ed erudizione per farlo agevolmente.

Dunque approfittiamo per scusarci di aver affrontato la questione in maniera effettivamente da giornaledipartito, ribadendo, in tutti i modi, il nostro dissenso nei confronti di atteggiamenti comunque pericolosi (tuttavia evitabili se affrontati con intelligenza) che non fanno altro che lasciare le cose come stanno, inasprendo solo gli animi con instillazioni di odio e risentimento.

A questo punto ci rivolgiamo alla direttrice dell'istituto Pisacane la quale, dopo aver liquidato il tutto asserendo che esistono i programmi ministeriali e che questi vengono seguiti “alla lettera” ha sostenuto una dura battaglia allo scopo di cambiar nome all'istituto (finora senza riuscirvi) : ma se quei programmi di cui parlava lei l'anno scorso c'erano ed erano efficaci perché stiamo ancora aspettando che vengano applicate le norme per “una perfetta integrazione” alla Pisacane?

Non sarà, forse, che, trattandosi di un caso particolarmente delicato sarebbero necessarie delle misure altrettanto particolari?

Non sarà che non si adopera la stessa risolutezza per non mettere a rischio sedie e posti da anni occupati indegnamente?

Perché c'è chi sostiene e condivide l'idea per la quale l'integrazione multietnica non possa e non debba ledere in alcun modo diritti di bambini o genitori di qualsiasi etnia ed ha fatto di questo il punto di forza del proprio lavoro?

E rivolgiamo una domanda anche al ministro della pubblica istruzione : se perfetta integrazione e multietnicità non vuol dire semplicemente cambiare il nome ad un istituto scolastico con che arroganza si può pensare che sia possibile farlo semplicemente fissando un tetto massimo di “stranieri” in percentuale, a prescindere dal caso specifico?

Siamo piuttosto sicuri del fatto che non vedremo risposta neanche in quest'occasione.

Saluti a tutte/i.


Thursday, July 01, 2010

SPECISMO RELOADED.

Nonostante le numerose trattazioni ormai dell'argomento SPECISMO, sembra mancare quella che si occupi dell'origine di questo concetto/ideologia o comunque di analizzare in maniera un pò più approfondita l'oggetto da cui essa parte e intorno a cui si sviluppa.

Inoltre si vuole qui premettere che volutamente non si è fatta specifica menzione nel dettaglio a tutte le pratiche speciste atte ad utilizzare gli ANIMALI a qualsiasi scopo umano.

Si prenderà qui , per comodità, principalmente in esame l'esempio dello specismo “alimentare” per cui non me vogliano tutte/i coloro che ogni giorno si battono per abolire quelle modalità di sfruttamento animale perpetrare quotidianamente (vivisezione, sperimentazione, conceria, lusso, benessere, divertimento).

RAGIONE E SENTIMENTO.

Per comodità suddivideremo (consapevolmente in maniera semplicistica) le scelte umane come se esse fossero o di tipo razionale o di tipo emotivo-istintuale-sentimentale o miste ossia risultanti dalla concomitanza di entrambe le sfere.

In realtà sarebbe più corretto dire che le nostre scelte sono sempre questo risultato e mai si potrebbe realisticamente pensare che le due componenti possano esistere autonomamente se non nel contingente; altra cosa è poi saperle coscientemente individuare.

Lontani ormai da credenze manichee riduttive e popolari per cui la ragione e il sentimento abbiano in se una specifica valenza a prescindere dai contesti, è ormai esperienza acclarata che solo qualora queste due entità riescano armoniosamente a convivere e a dettare quasi in simbiosi l'una all'altra e viceversa le nostre scelte queste ultime potranno essere davvero libere; fino a quel momento avremmo sempre la necessità di vagliare, volta per volta, per direzionare le nostre azioni, avanzando gradualmente verso quell'armonia (qualora lo decidiamo consapevolmente).

Questa è l'esperienza anche (oltre che dell'autore del presente articolo) dell'inglese Richard Ryder che, dopo aver lavorato ad esperimenti su ANIMALI nel 1970 coniò per primo il termine SPECISMO fondandolo su riflessioni (ragione) etiche a partire da stati emotivi (sentimento) scaturiti dall'esperienza diretta a contatto con ANIMALI ( ossia esseri senzienti ) sofferenti e privi di qualsiasi libertà.

Il termine SPECISMO fu successivamente delineato dal filosofo australiano Peter Singer il quale lo ha definito: «Un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie» (Liberazione animale, 1975) e dal filosofo statunitense Tom Regan.

Tuttavia già intorno agli inizi del 1800 Jeremy Bentham aveva cominciato a chiedersi se i nostri coinquilini ANIMALI avessero dovuto o meno godere di privilegi fino a quel momento mai neanche lontanamente immaginati, considerando che ogni essere vivente non umano era comunemente considerato alla stregua di un oggetto; il suo estremo pragmatismo e la sua occupazione di giusnaturalista nonché la sua straordinaria intelligenza ed enorme cultura portarono Bentham a formulare pensieri e a porsi domande assolutamente nuovi per l'epoca : - Non esistono animali superiori e inferiori, così come non esistono razze umane superiori e inferiori, ma esistono esseri viventi dotati di peculiarità uniche e come tali rispettabili e inviolabili. Il problema non è: "Possono ragionare?", né: "Possono parlare?", ma: "Possono soffrire?" -

[Jeremy Bentham]

Definiamo dunque lo SPECISMO un pensiero discriminatorio fondato sull’idea che gli animali appartenenti alla specie umana abbiano maggiori diritti (o superiori per importanza) a quelli appartenenti alle specie non-umane nonostante la loro caratteristica comune a noi esseri umani di “sentire” e, in alcuni casi, persino di provare sentimenti.

Senza soffermarci più del dovuto su cause e motivazioni dello SPECISMO potremmo azzardarci a motivarlo come causa di una visione antropocentrica della natura che potrebbe affondare le proprie radici un un'errata lettura del darwinismo oppure nella religione monoteista, cristianesimo a capo ( per quanto qualcuno sostenga che esso non lo sia molto più che il pensiero utilitarista ) e in moltissime politeiste (qualunque dio creazionista avrebbe progettato e “costruito” gli animali non-umani per porli al servizio degli animali umani e gli animali umani affinché vivessero attenendosi rigorosamente ai propri comandamenti e alla propria volontà, commettendo, se necessario, anche sacrifici di membri della propria specie) oppure ancora in una visione del mondo individualista o personalista (secondo una tradizione non sufficientemente olistica, dunque anacronistica) o semplicemente nell’ignoranza ( non avendo la consapevolezza di cosa possa voler dire avere degli organi di senso.

Lo SPECISMO non è che la punta dell'iceberg del retaggio culturale e sociale umano che a tutt'oggi non riesce ancora a liberarsi definitivamente (ammesso che ciò possa davvero mai avvenire) di tutta la discriminazione, dell'egoismo, del desiderio indiscriminato di ricchezza, potere, denaro, beni materiali, dominio su tutto e tutti, conseguenze del vivere per secoli, a dirla con Fromm, secondo la modalità dell' AVERE.

Per quanto premesso deduciamo allora che lo SPECISMO ha davvero motivo di esistere (ossia può essere considerato davvero un'ideologia in cui è possibile riconoscersi) solo qualora venga supportato dalle nostre due dicotomiche sfere : se pensiamo di poter uccidere qualsiasi essere vivente ANIMALE senza che ciò muti minimamente il nostro stato emotivo ma poi all'atto pratico è necessario impegnarsi per “mantenere il sangue freddo" e “non farsi guidare dalle proprie emozioni"(frasi frequenti quando si vuol convincere qualcuno ad uccidere un essere vivente senziente) probabilmente la sinergia "corpo-mente" di cui si parlava poc'anzi, in questo caso, non funziona affatto e non stiamo scegliendo davvero liberamente (o, per dirla con Kant, non stiamo conoscendo adeguatamente).

Una delle frasi tipiche degli anti-specisti (e vegan), presa in prestito da Tolstoj, è : "se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani".

Secondo uno studio condotto dall'autore di questo articolo circa il 90% (ed oltre) di intervistate/i che si cibano di carne non lo farebbe più ( almeno secondo quanto la maggior parte di loro sostiene ) nell'eventualità di procurarsela autonomamente uccidendo un ANIMALE “terrestre” o meno (in realtà la percentuale scende della metà ed oltre quando si prende in considerazione solo il “pescato”, mammiferi a parte).

Eppure tutti coloro (che addirittura si professerebbero addirittura anche contro la caccia) continuano a cibarsi di carne e derivati semplicemente demandando a qualcun altro il lavoro sporco in luoghi preposti ben occultati ai sensi, decidendo che ciò che in definitiva vanno a consumare non è nient'altro che un oggetto : qualsiasi lavorato finale proveniente dalla carne di un animale ammazzato finisce inevitabilmente per essere a tutti gli effetti un oggetto inerte, preconfezionato, quasi fosse completamente "altro" dall'ANIMALE da cui ha origine.

DOLORE.

Possibile che questo fastidio, disagio, avversione per cui non si riesca ad ucciderecosì facilmente un essere senziente sia unicamente un fattore culturale e dunque solo l'abitudine ed il “coraggio” facciano dell'essere umano un assassino? E l'empatia sarebbe solo una debolezza? Sarebbe davvero solo per una questione di immaturità, infantilismo, codardia, mostrare titubanza nel momento in cui dovremmo assassinare un ANIMALE così come i nostri antenati hanno fatto da quando qualcuno di loro cominciò per la prima volta qualche migliaio di anni fa?

Domande tutte retoriche, ovviamente, se partiamo da assunti come quello di Bentham che avrebbe individuato il nodo cruciale ossia qualcosa che finisce per rappresentare la perfetta sintesi tra ragione e sentimento.

Per Bentham la domanda principale riguarda la sofferenza ossia quella sensazione che, una volta riconosciuta, ci rende in quel momento uguali all'essere vivente che la prova.

Nessuno, tanto meno un ANIMALE SUPERIORE, è in grado di assistere ad una scena di sofferenza “gratuita” (ossia in cui un essere vivente ANIMALE inerme soffra) senza che il proprio stato emotivo subisca (inconsciamente o meno) cambiamenti, senza che la propria volontà non canalizzi automaticamente le proprie energie, quando possibile, nello sforzo che ciò termini nel più breve tempo possibile.

Probabilmente è questo un fattore soggettivo ossia quanto più un individuo è "sensibile" tanto più avrà facilità ad empatizzare ; tuttavia il riconoscere uno stato di un altro essere vivente come il proprio genera in maniera meccanico-chimico quasi la stessa percezione in noi stessi anche se ciò avviene non “spontaneamente”; per gli stessi motivi riusciamo a non percepire il nostro dolore se davvero lo vogliamo e ci concentriamo o se ci portano ad ignorarlo.

Gli studi sul dolore sono ancora molto indietro e a tutt'oggi si pensa che nell'essere umano esso sia una quasi perfetta unione tra psicologia e fisiologia dunque molto difficilmente si può individuare una zona, all'interno del sistema nervoso, precisa e delineata, dove senza dubbio si genera ciò che definiamo DOLORE (nonostante esistano aree del cervello innegabilmente interessatevi) in cui questo stimolo venga elaborato come succede per l'essere umano o comunque per quegli esseri viventi dotati di strutture talamiche dell'encefalo; in mancanza di queste lo stimolo interesserà soltanto le regioni periferiche (nocicezione) e non potrà, dunque, coinvolgere la coscienza dunque l'emotività, caratteristiche proprie unicamente di quelle organizzazioni complesse.

Anche la maggior parte di cacciatori e macellai ossia tutti coloro che hanno deciso di uccidere ANIMALI per i motivi più diversi (è solitamente una scelta di tipo alimentare alla base di questi comportamenti, sebbene la caccia abbia, a detta dei fans, motivazioni ben più “nobili” tanto che la maggior parte di loro si definiscono addirittura i più grandi amanti a conoscitori della natura e degli esseri viventi) cercando di trovare la modalità che arrechi meno DOLORE alla vittima (è quello che un pò si fa anche con i condannati a morte nella società moderna), tant'è che le stessi leggi di un paese in cui è permessa la caccia o addirittura in cui vige la pena di morte vietino di far soffrire o arrecare "inutilmente" morte e/o sofferenza a qualsiasi essere vivente ANIMALE.

Qualsiasi addetto allo studio della psicologia o del comportamentismo umano non potrà fare a meno di riconoscere che il desiderio di arrecare volutamente sofferenza a se stessi e agli altri è proprio di una personalità “deviata” e con molti altri problemi al seguito tale da essere a tutti gli effetti considerato una disposizione nociva a se stessa/o ed al bene della comunità in cui vive.

C'è da fare una precisazione : in questo senso l'essere umano potrebbe sembrare l'unico a differenziarsi dagli altri ANIMALI per via degli aspetti fondamentali della vita su questo pianeta, ossia il principio di conservazione della specie e il cosiddetto istinto di sopravvivenza.

Tuttavia non è così, infatti tutti i mammiferi hanno la capacità di mettere da parte le regole che geneticamente regolerebbero le proprie esistenze per agire in maniera cosciente, ossia secondo la propria volontà.

Il suicidio (anche il lasciarsi morire è una forma di suicidio) ne è l'esempio più calzante, atto per qualcuno estremo, in quanto opposto a quelle leggi “naturali” ma assolutamente naturale quando l'emotività detta legge, quando il malessere esistenziale o l'estremo dolore per un fatto tragico può contribuire a non desiderare più di rimanere in vita.

Anche il dolore per la scomparsa di un altro individuo della propria specie finisce per rappresentare la causa (involontaria, stavolta) di morte in una coscienza particolarmente sensibile a livello emotivo.

Il dolore è dunque qualche cosa di ancora studiato perfino nell'essere umano in quanto non semplicemente un fenomeno sensoriale bensì il risultato di una serie di complessi e non sempre possibili passaggi in ANIMALI in cui con i nostri sensi non riscontriamo quelle strutture complesse tali da poterle tanto facilmente accomunare alle stesse sensazioni che appartengono ai cosiddetti ANIMALI SUPERIORI.

L'indicazione SUPERIORE, infatti, vuole esprimere proprio il concetto che sono le strutture bio-fisiologiche ad essere più complesse così come, conseguentemente, le possibilità di riscontrare stati emotivi e/o sensoriali che invece non posso essere realizzati in organismi molto più semplici a causa di carenza di strutture idonee allo svolgersi di determinati processi; secondo lo stesso Darwin gli ANIMALI SUPERIORI sarebbe anche i soli ad essere interessati da fenomeni evolutivi.

Non si può pensare che un mollusco o un protozoo o una mosca o addirittura una pianta possano elaborare in maniera cosciente la sensazione del dolore, almeno non allo stesso modo di altri esseri viventi dotati di strutture biologiche che in quelli mancano oppure che abbiano una qualche attività psichica e spirituale : chi pensa il contrario non fa nient'altro che antropomorfizzare gli esseri viventi non umani e si comporta come chi ha deciso di rinunciare alla ricerca della verità che diventa unicamente spasmodica ricerca della coerenza della propria fede.

Questo ci porta inesorabilmente a vivere in un universo costituito da innumerevoli verità, come delle galassie a se stanti, delle monadi astronomiche che, paradossalmente, a differenza di quel che succede in natura, tendono a preservare la propria integrità, non adoperando alcuna azione sinergica con le altre, permanendo in una fissità a lungo andare logorante per l'universo stesso.

DEFINIZIONI.

Molto importante è individuare i confini tra termini molto confusi (proprio perché definizioni umane) quali vegan, vegetarianesimo e qualunque altro che si riferisca ad una consuetudine alimentare conseguente ad una visione critica che apparentemente si direbbe derivare dall'antispecismo.

C'è chi si definisce in un modo o in un altro molto spesso a torto poiché può capitare di compiere una scelta di tal genere piuttosto per una tendenza di tipo egoistico-individuale, ponendo ad esempio la propria salute e quella delle persone care/vicine come la cosa più importante al mondo, per cui da salvaguardare a tutti i costi (specista estremista); in questo caso, dunque, si decide di non mangiare carne o derivati ma non certamente per l'empatia ed il rispetto verso gli altri esseri viventi, bensì per motivazioni esattamente opposte.

Il termine che più di ogni altro è quello che desta maggiori dubbi e genera maggiormente problemi di comunicazione in questo contesto è quello di vegetarismo (o vegetarianesimo o vegetarianismo) che talvolta assume i significati più vari e divertenti.

Azzardiamoci a dire che in questa categoria ci sono tutte/i coloro che hanno deciso di non mangiare certamente tranci crudi o cotti o carcasse di corpi di ANIMALI morti ammazzati o meno (per un motivo o per un altro) interi o “lavorati” (in questi ultimi dovrebbero rientrare anche i prodotti caseari ottenuti con caglio animale).

Ecco individuato l'oggetto intorno a cui ruota lo SPECISMO : l'essere vivente senziente con cui il vegetariano o il vegan empatizzerebbe e che, dunque, deciderebbe non solo di non sacrificare ma di “innalzarlo” allo status umano, assegnando loro addirittura diritti inalienabili.

Consultando il solito dizionario, tra i vari significati che il termine ANIMALE può assumere all'interno di una frase italiana di senso compiuto ne esiste uno che è poi quello più "vero" ossia quello che definisce l'entità animale che dunque possiede un "equivalente diretto" ossia un'entità materiale nella realtà (almeno quella in cui abbiamo la consapevolezza di far parte) che possiamo percepire coi nostri sensi e che ha le caratteristiche contenute in quella definizione (un'altra tra le definizioni riportate molto interessante per capire dove può arrivare la discriminazione umana è quella per cui si definisce ANIMALE un essere umano della peggior specie).

Un ANIMALE è da tutti noi a tutt'oggi convenuto "ogni organismo vivente dotato di sensi e di movimento spontaneo"; in maniera un pò più scientifica potremmo dire meglio "qualsiasi organismo eucariota, eterotrofo e mobile durante almeno uno stadio della propria vita".

Decidere dunque di non mangiare ANIMALI vuol dire in termini "pratici" non cibarsi di alcun essere vivente che tassonomicamente non rientri, almeno secondo l'ultima teoria classificativa, nel regno degli Animalia in quanto le piante o i funghi, anch'essi esseri viventi eucarioti, non hanno "sensi" (anche se compiono anch'essi movimento spontaneo seppur impercettibili ai nostri sensi) ossia non hanno terminazioni nervose di alcun tipo che permettono lo scambio di informazioni con l'esterno e sono autotrofi.

Il problema nasce quando ci troviamo di fronte a dei protozoi ossia a dei protisti (o protoctisti) con caratteristiche tali per cui a essi o molti di essi, pur essendo unicellulari, vengano fatti rientrare a tutti gli effetti nel regno degli Animalia.

Ciò ci porta dunque a concludere che chiunque si cibi di molluschi, insetti o protozoi, è erroneamente indicato con il termine vegetariano; il vegetariano può, infatti, tutt'al più assumere dei derivati animali che non provengano da uccisione (e macellazione) di alcun ANIMALE anche se ciò, tuttavia, causa allo stesso essere dolore e sofferenza talvolta anche ben peggiori di quelli inflitti con la sola uccisione.

Il vegan, invece, rinuncia per definizione anche a quei sottoprodotti considerando la sofferenza o la privazione di libertà alla stessa stregua della morte.

Non esistono, invece, categorie precise per individuare un vegetariano/vegano-insettivoro, pescivoro o che si cibi di protozoi, nonostante rientrino in queste moltissime persone che non hanno alcun problema (razionale o emotivo) a cibarsi di lombrichi, o di molluschi o di esseri uni o multicellulari piuttosto primitivi o comunque strutturati in maniera decisamente più semplice rispetto ad ANIMALI più complessi : in questo caso sarebbe giustificata una dichiarata avversione nei confronti della necrofagia?

Si definiscono SUPERIORI gli ANIMALI vertebrati dotati di un sistema nervoso complesso dorsale, colonna vertebrale (che contiene e protegge parte di esso), organi interni preposti alle funzioni vitali e organi di riproduzione specializzati per la produzione di gameti.

Sono considerati ANIMALI SUPERIORI, i vertebrati mammiferi, uccelli, pesci , anfibi, rettili.

A loro volta tutti essi vengono suddivisi in ANIMALI omeotermi o ectotermi a seconda della propria capacità a mantenere o meno costante la temperatura corporea, che è poi conseguenza pressoché diretta dello sviluppo di un sistema nervoso più complesso.

Il professor James D. Rose condusse uno studio nel 2002 per dimostrare il fatto che i pesci (ectotermi) non provassero dolore a causa della mancanza dell'appropriata neocorteccia nel cervello.

Per quanto parrebbe incredibile, infatti, gli animali a sangue freddo non potrebbero provare dolore in quanto senza una sistema circolatorio adeguato il sistema nervoso non sviluppa quelle organizzazioni come ad esempio la citata neocorteccia dove questi stimoli sensoriali trovano la propria sede di smistamento/elaborazione per cui l'individuo ne prende realmente coscienza.

CATEGORIE.

Sarebbe molto coerente da parte di tutti coloro che si definiscono antispecisti combattere innanzitutto la solita battaglia contro il solito linguaggio discriminante con cui concetti ormai superati vengono ribaditi in maniera subliminale e rallentano quel processo di evoluzione tanto sospirato.

Inoltre se per un antispecista tutti gli esseri viventi ANIMALI sono davvero sullo stesso piano e la vita di ognuno di loro è davvero identica a qualsiasi altra perché non vivono essi come i giainisti?

Se un antispecista sfrutta o uccide dall'alto della propria superiorità gerarchica e di valore, per qualsiasi scopo, un insetto o un protozoo non è più un antispecista in quanto anch'essi sono considerati ANIMALI.

E così un vegetariano non è più tale se si ciba di prodotti caseari ottenuti dall'uccisione di ANIMALI.

Ugualmente non sarà un vegan o un vegetariano chi sfama un animale con la carne (di qualunque origine essa sia) di un qualsiasi altro.

Davvero sorprendente è notare le analogie tra gli insetti e tutti gli altri ANIMALI : quasi tutti gli apparati di quelli riproducono in miniatura e solitamente in maniera un pochino meno complessa quelli dei coinquilini terrestri più grandi e complessi tuttavia senza tuttavia che essi possano poter provare sentimenti o sensazioni quali il dolore in quanto privi delle strutture nervose e cerebrali necessarie.

Ancora più sorprendente è pensare che ormai la teoria scientifica più accreditata, in maniera quasi "definitiva" è che ci siano state linee evolutive parallele o comunque che "superiore", almeno in zoologia, non sia sinonimo di migliore.

Insomma se è vero che per l'antispecista alla cima della piramide NON c'è affatto l'essere umano che ha diritto sempre e comunque di vita, di morte, di libertà su qualunque altro essere vivente, allora l'antispecista dovrebbe porre la propria vita sul medesimo piano di un insetto o di un protozoo.

Tuttavia la maggior parte di coloro che si definisco in questo modo stermina senza alcuna pietà, quotidianamente, per ignoranza, menefreghismo, incoerenza, mancanza di adeguata attenzione migliaia di ANIMALI che come unica colpa hanno quella di non essere raggiunti ed individuati dai nostri sensi quindi dalla nostra coscienza.

Per le stesse ragioni (anche se in maniera ancor più accentuata) la maggior parte delle/dei antispecistie/i si prende cura di uno, dieci, cento ANIMALI (cani o gatti) nutrendoli con la carne di altri, questa volta addirittura altrettanto complessi, dunque altrettanto "senzienti", giustificando la scelta contraria come una privazione di libertà nei confronti di ANIMALI carnivori (privilegiati, che ha nominato come propri “animali-da-compagnia) riconoscendo, dunque, un valore alla NATURA esattamente come ce l'hanno tramandata fino ad oggi i nostri avi, detentori di una società patriarcale sessista, specista e razzista.

Il principio che giustifica tali azioni è lo stesso che giustifica la discriminazione a qualsiasi livello ed è la più pericolosa poiché riconosce a quella NATURA così divinizzata un valore intrinseco che è alla base della vita e che non può essere intaccato per alcun motivo e che è rifiutato dall'antispecismo.

Non si può ne si deve pensare che tutte le classificazioni, seppur gerarchiche, siano state create in base al valore o all'importanza; per questo motivo non basta chiamare un essere vivente ANIMALE per potergli assegnare dei diritti, necessitiamo che ci siano DAVVERO le condizioni per cui sia realmente possibile per l'ANIMALE in questione “poterne beneficiare”.

Per quanto, infatti, avere rispetto per QUALSIASI essere vivente (animale o vegetale esso sia) sia sempre giusto e non origini mai sofferenza, distruzione, disarmonia, è anche vero che è necessario capire dove poter attingere (se vogliamo continuare a sopravvivere) per eleggere le nostre "vittime" all'interno del mondo organico/biologico.

Presumibilmente, infatti, quando queste vittime non abbiano REALMENTE una coscienza che le porti a provare emozioni la nostra empatia non si innescherà, per cui molto difficilmente ci impedirà di estirpare un tubero o di recidere un frutto dalla pianta, o di pescare dei mitili attaccati ad uno scoglio (fino a sterminare in ogni modo le tanto odiose zanzare).

Esistono infinite combinazioni nella realtà che generano un numero N tendente all'infinito di risultati cioè di esseri viventi e non; non è antropocentrismo o specismo differenziarli in base a caratteristiche tipiche simili o uguali.

La sola classificazione non può essere discriminatoria tout court.

E se è vero che studiare un impulso elettrico in un organismo elementare è relativamente facile quando si conosce bene il percorso che esso compie dalla ricezione dello stimolo fino alla consegna non lo è affatto qualora questo percorso si complessifichi e ci diventi addirittura impossibile riuscire a capire dove come e quando esso venga interfacciato.

Tuttavia non si può prescindere dal fatto che essendo la vita, almeno in maniera oggi riconosciuta, sviluppatasi gradualmente, su scale temporali non propriamente "umane", abbia lasciato e lasci così tante tracce a vari livelli che ci saranno innegabilmente molteplici differenze dovute alla diversità di sostanze e leggi che ne regolano la composizione ed organizzazione.

CONCLUSIONI.

Le categorie, come le definizioni, sono inevitabili, non potremmo vivere senza fissare punti a cui arrivare volta per volta e da cui anche ripartire; non lo è altrettanto creare dei veri e propri stili di vita o filosofie su di essi, ciò rappresenta una menomazione del nostro pensiero, una forzatura creata da noi stessi a tutti i costi che ci rende più immobili, ci toglie curiosità e desiderio di crescere, voglia di confrontarci realmente con gli altri e non solo per affermare le idee a cui abbiamo deciso di aderire, a cui ci siamo affidati con fede, anche se questa ha, in partenza, per noi stessi, una base razionale.

Quando ci affidiamo poniamo in essere qualcosa come un dato di fatto, un assioma sempre e comunque vero (a priori), è come se decidessimo di abbandonare la verità o quantomeno di fermarci nel percorso verso la ricerca di essa.

E' ciò che è successo anche alla filosofia che, dopo secoli di speculazioni dettate dal solo amore per la conoscenza e dal desiderio di verità ha finito per assoggettarsi a quella presunta rivelazione divina tanto cara (quasi necessaria) al popolino e imposta dal regime di turno e i nuovi filosofi hanno cominciato a sforzarsi di trovare dei compromessi (talvolta davvero al limite del ridicolo o del penoso) affinchè la verità rivelata potesse essere spiegata, dunque accettata, grazie al paradigma filosofico, preesistente ad essa.

Ognuno di noi dà a se stessa/o e agli altri spiegazioni per giustificare i propri comportamenti in base alla propria fede che proprio perché fondata su una verità (o creata da noi o data da qualcun altro) a cui abbiamo deciso di aderire è e rimarrà sempre immutata ed innegabile e non ci sarà possibilità per la nostra crescita individuale e civile

Wednesday, December 23, 2009

Scelte etiche, combustibili, Shell.

Qualche giorno fa, parlando con un amico per l'ennesima volta di ciò che possiamo, vogliamo, dobbiamo fare nei confronti del mondo in cui viviamo, le nostre scelte etiche, le decisioni da NON prendere, dunque dei prodotti da non acquistare (boicottaggio) di aziende politically incorrect, scelte alimentari e quant'altro, esce fuori, alle solite, che se dovessimo/volessimo impegnarci davvero e fare TUTTE le nostre scelte in funzione di ciò praticamente non vivremmo!
Ne ho fatti e ne ho sentiti fare molto spesso di questi ragionamenti, tuttavia per me è sempre come la prima volta.
Non mi tiro indietro a spiegare le ragioni per le quali decido di usare o non usare, ossia comprare o non comprare un prodotto, mai; così come non rinuncio a spiegare le motivazioni che mi portano a mangiare o non mangiare qualcosa che i più considerano scontatamente cibo/alimento.
In fondo non ci vuole poi molto a capire che tra il FARE e in NON FARE ci passa un abisso, e che non sempre si è capaci di rinunciare a tutto, da un momento all'altro, in virtù di scelte eco-etico-compatibili.
Per cui dico che ben vengano tutte/i coloro che nel proprio piccolo si sentano, dunque si impegnano a non contribuire in maniera assolutamente inconsapevole a peggiorare, minuto per minuto, le condizioni dell'ambiente e degli esseri viventi circostanti; che ben venga anche la più piccola scelta fatta in questa direzione, sperando, ovviamente, che essa faccia da propellente a successive altre, possibilmente altrettanto coerenti.

L'utilizzo dell'autovettura (la cosiddetta macchina) è una delle scelte che molto più di tante altre prevede un'attenta ponderazione e ricerca (ma non troppa!) su chi ottiene (e come) e vende il carburante che è necessario acquistare per alimentarla.
Premettendo che chi voglia fare scelte che vadano nella direzione della sostenibilità per il pianeta e tutti gli esseri viventi che vi dimorano non dovrebbe affatto acquistare ed utilizzare autovetture con motore a scoppio, essendo realisti non è difficile capire che, così come la maggior parte delle altre, una scelta di questo tipo preveda di solito una gradualità, per tutte le motivazioni di ordine pratico ad essa relative.

Perquanto, dunque, esistano delle differenze a tutt'oggi, tra i carburanti opzionabili che offrono la possibilità di dire/fare qualcosa "di meglio", tuttavia pensare di scrollarsi di dosso, in maniera assoluta, la minima responsabilità al riguardo è semplicemente un'illusione, fino a che il carburante viene bruciato nell'aria; seppure il gpl sia da preferire a benzina e/o al gasolio per via dell'assenza di emissioni pressoché totale di sostanze quali lo zolfo, composti del piombo, idrocarburi aromatici, è anch'esso un sottoprodotto del petrolio (da cui prende il nome).
Di gran lunga diverso è il discorso per il metano (seppur venga considerato dai più alla stessa stregua del gpl) che però è anch'esso un carburante che alimenta un motore a scoppio, dunque che prevede combusione, con conseguente emissione di anidride carbonica e quant'altro.

Molto interessante (seppur appena "off-topic" rispetto a quello che si sta qui analizzando, ma comunque importante per poter fare le scelte più giuste) l'articolo su questo blog postato il 22 settembre 2009 in merito al disastro verso il quale il mercato del greggio ci sta portando e quest'altro sulla questione del Picco.

Tutto ciò premesso è chiaro che scegliere quanto più eticamente possibile un "marchio" di combustibile fossile è come scegliere la marca di sigarette meno nociva al nostro organismo.

Ad ogni modo, oltre alle scelte individuali ci sono anche questioni ben più gravi, nel senso che riguardano veri e propri abusi e sfruttamenti di ogni genere ad opera delle multinazionali del petrolio, vere e proprie colonizzatrici imperialiste senza scrupoli di terre e popolazioni (umane e non); fatti così evidentemente eclatanti che le vicende in cui è coinvolto il primo ministro italiano sembrano quasi barzellette al confronto!

Il caso di Shell e Agip in Nigeria è l'esempio più calzante (anche se non il solo, ovviamente).

Report ha dedicato alla faccenda una puntata, Amnesty International ha una campagna aperta e un dettagliato rapporto che mira a denunciare violazioni di diritti umani; così come possiamo trovare in rete articoli attenti e dettagliati in merito , sottolineando anche responsabilità dello stesso governo italiano e chi sollecita risposte urgenti.

Con mia grande sorpresa ieri scopro che nella mia casella di posta elettronica era presente un nuovo messaggio (che ho prontamente condiviso) inviatomi da una casella alias della Shell e scritta e firmata nientepopodimenoché dalla presunta responsabile delle relazioni internazionali della shell in Nigeria.
Chiaramente si tratta di una risposta secondo questi signori "doverosa" alla richiesta di Amnesty International, che la stessa Amnesty si sta preoccupando di inoltrare e far girare a tutti i propri soci/sostenitori.

Dunque, al contrario di quanto emerge dall'inchiesta di Report o da quella del Guardian o di Indymedia, tutte organizzazioni no-profit che fanno di queste battaglie l'unica ragione delle lore attività, da sempre, parrebbe invece che, grazie al ricorso delle azioni dei cosiddetti terroristi/pirati e ad entità astratte quali strakeholders (paragonati quasi ad associazioni umanitarie benefiche!), la Shell stessa si stia (adesso?) molto interessando allo sviluppo della Nigeria e sia molto attenta a tutti i problemi sociali ed ambientali del paese.

Viene ancora una volta da fare un parallelo con le gesta del furbetti e furbettini del quartiere e di città, che grazie al capitale accumulato in maniera illegale e immorale per anni, possono permettersi di non pagare il giusto prezzo per le proprie azioni, spendendo fortune in cause penali, studi legali e consulenti senza scrupoli che venderebbero le persone a loro più care piuttosto che far perdere cause ai propri assistiti.

Il nostro pensiero, inevitabilmente, va a KEN SARO-WIWA ed a tutti coloro che lottano quotidianamente per rivendicare i propri diritti, quelli degli esseri viventi e della terra in cui vivono e sono nati .

Monday, September 21, 2009

W la Cola..Opensource!

Il 22 Luglio 2009 é stata la giornata mondiale di boicottaggio della Coca-cola, probabilmente la bevanda analcolica più venduta al mondo, simbolo tra i più emblematici della cosiddetta globalizzazione (o sarebbe meglio dire del Capitalismo contemporaneo, dunque di tutti i tempi), tanto da essere stimato il più prezioso al mondo ; di tale portata é la sua preziosità nella attuale società capitalistica su tutto il pianeta che persino la bottiglia "tipica ha" il copyright (chissà se riusciranno a riservare i diritti pure ai rutti tipici scaturenti dalla sua ingestione).
Le tipiche acquisizioni di aziende ad opera della Coca-Cola Company in tutti i paesi del mondo sono tra le operazioni commerciali più imponenti e discutibili ( per qualcuno ) della storia.

In questo articolo non si vuole insistere ne far minimamente menzione ai danni, veri e/o presunti, derivanti dall'ingestione della Coca-cola (anche se esistono in merito notizie così "particolarmente curiose" (ma che per fortuna c'é chi si preoccupa di approfondirle ) che difficilmente non viene spontaneo fermarsi 1 minuto a riflettere prima di farne un sorso) non é certamente molto più nociva di altre migliaia di prodotti alimentari (e non solo), condannabili (dunque boicottabili) sia per come vengono prodotti sia per ciò che contengono ; ma ce ne sarebbero di molti altri.
Qualcuno ha addirittura fatto anche un dettagliato rapporto su quello che succede quando la bevi..e qualcun altro ha provato a farla in casa, non propriamente con estrema facilità!
La cosa molto più importante quando si parla di Coca-Cola o di marchi di questa portata é il comportamento eticamente corretto o meno (di solito meno!) che viena adottato; e di solito le conseguenze delle azioni legali intraprese dei loro confronti sono la cartina tornasole, il parametro assolutamente non trascurabile a tal scopo.

Un pò di storia.

La "Coca-Cola" fu inventata dal farmacista statunitense John Stith Pemberton l'8 maggio 1886 ad Atlanta, inizialmente come rimedio per il mal di testa. Il primo nome che venne dato alla bevanda fu "Pemberton's French Wine Coca". Quella di Pemberton era una variazione del cosiddetto "vino di coca" (o Vin Mariani), una miscela di vino e foglie di coca che aveva avuto largo successo in Europa quando era stata creata dal farmacista còrso Angelo Mariani. All'alcol venne sostituito un estratto delle noci di cola, una pianta tropicale reputata non dannosa per la salute. Dall'uso combinato dei due ingredienti principali, la coca e la cola, la bibita acquisì il nome attuale. Quando anche la coca venne bandita (dalla pianta si estrae infatti la cocaina), venne scartato l'alcaloide dagli estratti dalle foglie di coca, mentre la cola (in noci) continuò a essere utilizzata come fonte di caffeina.

N la scoperta, Pemberton accumulò forti debiti e per appena 550 dollari vendette formula e diritti della Coca-Cola ad Asa Candler, uomo d'affari che aveva intuito il potenziale della bevanda e compreso l'importanza della pubblicità per diffonderla e per sbaragliare la concorrenza.

Dopo la quotazione in borsa dell'azienda nel 1919, la Coca-Cola iniziò la sua diffusione mondiale negli anni venti, trasformandosi in un 'business' di grandi dimensioni, gestito dalla The Coca-Cola Company con sede a New York, e che comprende ulteriori bibite (meglio note col nome di bevande gassate) quali la Fanta, la Sprite e altre (gruppo Coca-Cola Company.)

Nel 1927 la Coca-Cola viene importata anche in Italia. Nel 1960 comparve la prima Coca-Cola in lattina, mentre nel 1980 anche quella in bottiglia PET.

La bibita è disponibile nella maggioranza dei luoghi di ristorazione del mondo, ed è la bevanda per eccellenza nei fast-food, soprattutto grazie alla politica che prevede l'abbattimento pauroso del prezzo finale di vendita, grazie all'eliminazione di ciò che i "signori" della Coca-Cola chiamano "spese non necessarie".

Il marchio è stato più volte indicato da numerose ricerche come il più conosciuto al mondo. La maggior rivale della Coca-Cola è la Pepsi, ma ne esistono moltissime imitazioni.

La Coca-Cola vanta diversi luoghi legati interamente al marchio, tra i quali un museo ad Atlanta, sede della compagnia, e alcuni negozi di merchandising, i World of Coca-Cola di New York e Las Vegas.

Le foglie della qualità Eritroxylum novogranatense, coltivate legalmente in Perù, sono poi esportate in New Jersey, dove la Stephan Chemical Company, sotto l'egida della DEA, l'ente antinarcotici statunitense, provvede a ottenere l'estratto aromatico decocainizzato, la cui produzione è interamente acquistata dalla The Coca-Cola Company; si tratterebbe dell'aroma denominato "7X" (o anche merchandise #7, ossia "aroma numero 7"), su cui l'azienda ha sempre mantenuto il più stretto riserbo. Comunque sia, la ricetta completa (e neanche la ricetta in parte) della Coca-Cola non è mai stata rivelata in modo ufficiale. È sicuramente cambiata più volte nel tempo, per allinearsi alle legislazioni nazionali dei vari paesi in cui viene prodotta e/o commercializzata; la formula viene quindi modificata in base al progresso di società e cultura, non esente da operazioni di cost saving, a partire dagli anni novanta.
Queste sono le notizie "ufficiali" che quasi tutti conoscono ma ce ne sono di altre, meno conosciute, come al solito, secondo le quali la Coca-Cola Company potrebbe addirittura essere considerata alla stregua di uno dei peggiori narcotrafficanti del pianeta.

Insomma, fin qui (accuse di narcotraffico a parte!) sembra la storia di una delle tante imprese che hanno fatto un gran fortuna; il problema é che la parola fortuna significa "tanto tanto denaro (dunque potere)" e per farlo come l'ha fatto la Coca-Cola, c'é, necessariamente, soprattutto all'interno del mercato "regolato" (qualcuno preferisce il termine "frenato") dalle grandi lobbies, bisogno di ricorrere ai "soliti" escamotages non troppo difficli da immaginare.
Inutile dilungarsi a spiegare dettagliatamente tutti (o quasi) i motivi per cui boicottare la Coca-Cola, visto che c'é chi l'ha già fatto molto più che adeguatamente, per cui prendiamo atto del lavoro svolto da centinaia di persone ogni giorno che hanno addirittura creato vere e proprie campagne di boicottaggio, motivate da documenti e fatti reali, che pur se alimentanti anche grazie ai concorrenti (che in realtà non esistono a tutt'oggi a quel livello) rimangono prove evidenti e non bypassabili per chi decide di perseguire scelte minimamente etiche, alla faccia di chi dice che i cambiamenti non devono o non possono provenire dal "basso"!
E oggi le scelte alternative ci sono eccome, noi ne abbiamo provate molte, acquistandole soprattutto nei negozi Equo&Solidale e la maggior parte sono risultate addirittura + gustose e dissetanti della cola + famosa e diffusa al mondo, soprattutto per il minor contenuto di zucchero (o di zucchero diverso); per quanto qualcuna sembra preferibile (eticamente) ma se si fa una piccola ricerca si scopre che non lo é, possiamo anche in questo caso scegliere...l'OpenSource!

Monday, September 14, 2009

L’IRONIA NEL SUO MIGLIOR STILE

Questa e-mail gira da qualche tempo sulla rete, la trovate in moltissimi blog e forum; decidiamo di pubblicarla anche noi, a prescindere dall'esistenza o meno del dottore (o sedicente tale) in questione.
Tutti i dati riportati sono corretti, su quelli possiamo e dobbiamo basarci.

“PANDEMIA DI LUCRO"

2000 persone contraggono l’influenza suina e ci si mette la mascherina… 25 milioni di persone con AIDS e non ci si mette il preservativo…

Che interessi economici si muovono dietro l’influenza suina?

Nel mondo, ogni anno, muoiono milioni di persone, vittime della malaria: i notiziari di questo non parlano… Nel mondo ogni anno muoiono due milioni di bambini per diarrea che si potrebbe evitare con un semplice rimedio che costa 25 centesimi. I notiziari di questo non parlano… Polmonite e molte altre malattie curabili con vaccini economici, provocano la morte di 10 milioni di persone ogni anno. I notiziari di questo non parlano…

Ma quando comparve la famosa influenza dei polli… i notiziari mondiali si inondarono di notizie… un’epidemia più pericolosa di tutte, una pandemia! Non si parlava d’altro, nonostante questa influenza causò la morte di 250 persone in 10 anni… 25 morti l’anno!!

L’influenza comune uccide ogni anno mezzo milione di persone nel mondo… mezzo milione contro 25. E quindi perché un così grande scandalo con l’influenza dei polli? Perché dietro questi polli c’era un “grande gallo”.

La casa farmaceutica internazionale Roche con il suo famoso Tamiflu, vendette milioni di dosi ai paesi asiatici. Nonostante il vaccino fosse di dubbia efficacia, il governo britannico comprò 14 milioni di dosi a scopo preventivo per la sua popolazione. Con questa influenza, Roche e Relenza, ottennero milioni di dollari di lucro.

Prima con i polli, adesso con i suini: e così adesso è iniziata la psicosi dell’influenza suina. E tutti i notiziari del mondo parlano di questo. E allora viene da chiedersi: se dietro l’influenza dei polli c’era un grande gallo, non sarà che dietro l’influenza suina ci sia un “grande porco?”.

L’impresa nord americana Gilead Sciences ha il brevetto del Tamiflu. Il principale azionista di questa impresa è niente meno che un personaggio sinistro, Donald Rumsfeld, segretario della difesa di Gorge Bush, artefice della guerra contro l’Iraq…

Gli azionisti di Roche e Relenza si stanno fregando le mani… felici per la nuova vendita milionaria. La vera pandemia è il guadagno, gli enormi guadagni di questi mercenari della salute…

Se l’influenza suina è così terribile come dicono i mezzi di informazione, se l’Organizzazione Mondiale della Salute (diretta dalla cinese Margaret Chan) è tanto preoccupata, perché non dichiara un problema di salute pubblica mondiale e autorizza la produzione farmaci generici per combatterla?

Diffondi questo messaggio come se si trattasse di un vaccino, perché tutti conoscano la realtà di questa “pandemia”.

Dr. Carlos Alberto Morales Paità”

Wednesday, August 19, 2009

Mela verde (marcia) : un ideale tutto italiano?

Prendete una soubrette/ presentatrice/stuntwoman/laureta in lingue, con tanta voglia di partecipare alla cosa pubblica (almeno da come dice lei stessa), senza alcuna nozione ne di politica ne di fisica ne di ecologia ne di sicurezza ne di informatica e tecnologie, fatela assistere ad un paio di comizi/raduni di forza italia, datele internet e otterrete il blog di gabriella carlucci (o super gabri, come la chiamavano qualche tempo fa in televisione) : una perfetta miscela di ignoranza, violenza, presunzione, arroganza, newbigottismo, populismo, dabbenaggine.

Miscela esplosiva che, censura o non censura, purtroppo per super gabri, non può certamente passare inosservata (non é certamente la TV!) sulla rete; forse super gabri ha fatto male i conti, chissà, oppure é anche questa una trovata per far parlare di lei (si sa che oggi
la popolarità é tutto e comunque si parli é bene che ciò avvenga, comunque e sempre!). Insomma, non rispondere a centinaia di lettere aperte indirizzate a lei é un conto ma addirittura aprire un proprio blog (luogo aperto a tutte/i per antonomasia) e pensare che ci possa scrivere di tutto impunemente....

Personalmente ho postato almeno tre o quattro commenti
ad alcuni post della sig.ra carlucci ma non me ne sono visto pubblicare manco mezzo; ammetto che forse in un paio di essi sono stato abbastanza duro senza tuttavia cadere nell'offesa; come si fa a mantenenre calma, lucidità e raziocinio quando si leggono cose del genere? Quando un politico o sedicente tale si accanisce contro chi invece cerca di snellire e risolvere problemi reali che generano altri problemi ben più gravi? Viene naturale dunque pensare che l'on. carlucci abbia a cuore ben altre questioni che quelle del bene delle persone e che ella faccia le leggi o senza aver la minima idea di cosa siano le cose importanti o cercando di favorire qualcuno dei suoi amichetti. La levatura dell'on. si evince del resto anche da episodi come questo, esempi lampanti di civiltà e morale per tutte/i.

Non si può certamente pretendere che chi abbia tanto a cuore il paese possa pensare a cose futili come queste, che si debba o si possa prender la briga di porre attenzione dove parcheggi la propria autovettura da 100mila euro.
Bisogna ammettere che però l'on. carlucci di fegato, caparbia e determinazione ne ha da vendere, basta osservare (difficilmente ci si riesce senza rimanere attoniti!) con quale maestria si divincoli (!) tra le decine (che sono "solo" quelli realmente pubblicati!) di commenti ad
uno dei suoi post più famosi per gli internauti e non solo, divenuto un cult per gli addetti ai lavori (in questo caso niente di meno che fisici e ricercatori!) e su cui l'onorevole non solo non ha vauto la decenza di far calare quantomeno un velo pietoso ma si é presa anche la briga di alimentare con altri articoli/risposte che non fanno altro che rendere il mito sempre più...inarrivabile!
Agli intellettuali non manca di notare il parallelismo tra la carlucci e i filosofi sia antichi che moderni!
Ma ciò che più di ogni altra cosa lascia di stucco, facendo rimanere l'avventore del sito della carlucci senza parole, é quel magico connubio di blog politico / enogastronomia-televisiva-da-4-soldi che davvero spiazza; chi si ferma qualche attimo a meglio rifletterci su non può escludere a priori che possa trattarsi di una genialissima ed originale trovata per catturare l'attenzione di tutti coloro che condividono gli ideali della sig.ra carlucci, che sono poi quelli di chi ama il proprio paese e le sue tradizione ma che non disdegna, ogni tanto, di discutere in politichese, dicendo la propria e, perché no, confrontarsi con i propri concittadini : brava super gabri, sei una perfetta italiana!

Saturday, August 08, 2009

ROMPIAMO IL GUSCIO!

La tendenza più diffusa dell'essere umano (principalmente maschio e occidentale) é quella di lasciarsi andare (dunque di assecondare) a ciò che la società dei consumi (ossia quell'insieme di altri pochi esseri umani organizzati per riuscire a trarre il maggior numero di profitti possibili nel più breve tempo possibile fottendosene di tutto e di tutte/i) gli propina quotidianamente : consumare, sempre, di più.
Così facendo egli non si serve dell'unico mezzo che lo contraddistingue da tutti gli altri esseri viventi "senzienti" : la critica, dunque la possibilità di ribellarsi a qualsiasi più o meno subliminale comandamento per cominciare ad adottare un comportamento più in linea con le proprie idee, con la propria etica (ovviamente laddove e quando questi aspetti facciano minimamente parte del bagaglio individuale).

Il comandamento al consumo ci rende schiavi della soddisfazione dei nostri desideri apparenti, ci omologa a standard che si trovano molto in alto nella gerarchia dei livelli di conoscenza; lo stadio più superficiale, quello all'interno del quale non é contemplato (e contemplabile) una differente visione, la possibilità, seppur minima, di un cambiamento (anche minimo) di rotta dalla direzione intrapresa inconsapevolmente.
Scendendo di livello, andando sempre più a fondo, si scopre che l'individuo mette in atto tutta una serie di meccanismi di difesa del soddisfacimento di quei desideri apparenti, in maniera più o meno vigorosa , a seconda del livello, della "portata" del suddetto in questione e di quel bagaglio di partenza già citato.

Si é già parlato in questo blog di NATURA, non è stato mai affrontato, tuttavia, mai l'argomento "sensi" (seppure ci siamo occupati del gusto); i sensi sono fallaci, sempre, poiché sono le interfacce tra "il più dentro di noi e ..tutto il resto, ciò che ci permette di dire che noi siamo ciò che ci circonda e/o viceversa, ciò che permette la teorizzazione di immagini e visioni olistiche della realtà tutta (dunque anche umana); i sensi sono qualcosa di molto "forte", molto "terreno", poiché non veicolati dalla nostra razionalità, non filtrati dalla nostra mente.
E' dunque molto difficile riuscire a capire realmente ciò di cui abbiamo bisogno basandoci unicamente su di essi; noi esseri umani, soprattutto a tutt'oggi, abbiamo la necessità vitale (e entro brevissimo termine!) di riuscire a capire cosa dobbiamo lasciare, a cosa dobbiamo rinunciare (pur continuando ad essere felici), e soprattutto perché.
Se non abbiamo un ritorno che compensi la rinuncia ci teniamo tutto; per noi essere é avere (alla faccia di Fromm e delle filosofie orientali!) e questo é innegabilmente sempre più vero!
L'avere é il possedere cose, oggetti, cibi, che ci permettono di esperire gusti, odori, consistenze, colorazioni, forme, tutte senza raziocinio, dettate solo e soltanto dall'apparente appagamento sensoriale; tutto il contorno é assolutamente bypassabile, anzi, il solo pensarci, a volte, rende le nostre scelte meno "naturali" e noi più lontani dalle nostre beneamate origini.

E allora, sfidiamo noi stessi, le nostre origini, le nostre pulsioni più semplici e grette, liberiamoci dal guscio che ci accompagna da quando siamo giunti, pensiamo che é possibile e auspicabile andare esattamente nella direzione opposta, anche senza traumi, senza menomazioni nette che non sono necessarie.
Proviamo a tendere a qualche cosa che non sia semplicemente possibile, non pensiamo che credere a ciò che ci sembra impossibile sia una perdita di tempo poiché infruttoso e/o controproducente, é esattamente il contrario.

È ricercando l'impossibile che l'uomo ha sempre realizzato il possibile. Coloro che si sono saggiamente limitati a ciò che appariva loro come possibile, non hanno mai avanzato di un solo passo.
[Michail Alexandrovic Bakunin]